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    labirinto dei dannati
 

Mercoledì, 28. Febbraio 2007

Labirinto dei Dannati 1
di angelzash2, 19:23



IL LABIRINTO DEI DANNATI

LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/
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ATTENZIONE ! E' IL SEQUEL DI - -HARRY POTTER E LA GRANDE FUGA - http://grandefuga.beeplog.com - se non conoscete il primo capitolo ci capite meno: i traduttori consigliano vivamente la lettura! racconto di AngelZash, tradotto da Cuccussette e Amelie Genere: Azione, avventura, angst Età consigliata: da 14 anni in su, per situazioni di angoscia e un poco di violenza.

http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=591845 - qui l'originale


SUI SENTIERI ASPRI DELLA GLORIA - On Rocky Paths of Glory...


Voldemort era stato fatto attendere per una settimana. Non amava aspettare, un fatto di cui Codaliscia si era reso conto spesso, durante la scorsa settimana. Codaliscia zampettò giù per l'atrio, verso le stanze del suo padrone, chiedendosi come era finito nella situazione in cui era adesso. Sospirò mentre pensieri ei un lupo mannaro dai capelli color sabbia e due ridanciani ragazzi dai capelli corvini balzarono nella sua mente. Per la milionesima volta da quando era scampato alla vendetta di Sirius e di Lupin, Codaliscia desiderò di essere stato appena un po' più coraggioso, solo un bel po' più forte. Gli mancavano i bei tempi di quando era uno studente di Hogwarts con tre grandi amici intimi e la fervida speranza che non avrebbe fatto arrabbiare troppo la Professoressa McGonagall alla prossima lezione. Lei era sempre apparsa convinta che se solo gli avesse dato abbastanza compiti, sarebbe andato meglio al suo corso. Non era migliorato e lei non si era arresa. Smise di camminare quando raggiunse la porta della stanza del padrone e rimase lì a tremare penoso, sapendo che il suo padrone era del tutto consapevole della sua presenza e non sapendo se era dell'umore adatto per bussare o no. Dopo un momento, la decisione si risolse per lui.
"Codaliscia," venne la voce acuta di Tu-Sai-Chi .
Codaliscia tremò al tono malevolo della voce che giungeva, accorgendosi troppo tardi che avrebbe dovuto bussare. Codaliscia, esitando, aprì la porta e entrò nella stanza. Gli occhi rossi dell'Oscuro Signore fissarono il suo servitore mentre si torceva le mani, innervosito
 "P-p-padrone, hanno finito il Labirinto," disse Codaliscia con la voce più stentorea che poteva fare.
"Eccellente," esclamò la terrificante presenza. L'Oscuro Signore avanzò rapido dietro Codaliscia appena questi fece strada verso la porta. La si fermò e voltò. Codaliscia non provò a scappare, sebbene sapesse cosa sarebbe seguito.. "Crucio," disse pigro il suo padrone.
I deboli sforzi di Codaliscia per essere forte crollarono subito, e si afflosciò sul pavimento, con dolori lancinanti. Là si contorse per qualche attimo, gridando con la gola infiammata.
"Ora, Codaliscia," disse l'Oscuro Signore, come se non avesse fino a un istante prima maledetto un uomo con un'agonia inspiegabile," dobbiamo preparare una battuta di caccia. Vieni !"
Con quell'ordine, l'Oscuro Signore scivolò via dalla stanza e Codaliscia faticò per alzarsi e seguirlo. Dopo un minuto di sforzi, alla fine si trasformò in topo e corse dietro al suo padrone, il tutto mentre si domandava,' ma perché mi sono riunito a lui, di nuovo?'

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Severus Snape camminò rapido allontanandosi dal castello. La sua mano stretta attorno al braccio sinistro e lì il Marchio Oscuro che brillava. Fece la faccia cupa a chiunque fosse sulla sua strada, sebbene la maggior parte delle cose che incontrò erano interessate a lui quanto la Terra lo era dei suoi abitanti. Snape avrebbe voluto restare nel castello un poco più a lungo, era ancora debole per le sue avventure della settimana precedente e la sua preoccupazione per Harry, ancora in stato comatoso, non aveva aiutato per niente la sua debolezza. Il ragazzo dormiva ignaro di ogni cosa stesse accadendo attorno a lui, rendendo Snape vendicativo; si chiese se forse era sveglio, e stesse semplicemente raccogliendo la preoccupazione come unica ricompensa. Si sent' subito rammaricato da quei pensieri, ma la sua espressione si rabbuiò e i suoi passi
Si sentì subito il rimorso per quei pensieri, ma la sua espressione si incupì e i suoi passi furono più rapidi. Snape raggiunse il limite del campo anti apparizione e gli ci volle un attimo, per guardare indietro, verso il castello. 'Sarà meglio per te di esserti svegliato, quando tornerò, ragazzo,'pensò, sentendosi molto a disagio. Si chiedeva ancora perché, quando si rese conto che stava ritardando, il che avrebbe solo fatto diventare più arrabbiato l'Oscuro Signore. Snape sospirò e lasciò la magia scorrere nel suo corpo. Guardò la campagna attorno a lui svanire velocemente alla vista dei Mangiamorte che lo circondavano.
Il panico rimpiazzò la magia nelle vene di Snape appena comprese di essere stato scoperto. O, forse, solo sospettato di essere una spia? Osava sperare ? Snape realizzò che molto probabilmente era una formalità, ma decise di giocare il suo ruolo fino alla fine, amara che fosse. Se riusciva a farlo bene, poteva sopravvivere a quella notte, altrimenti… "Cosa?" sbuffò Snape a Lucius Malfoy, che semplicemente si allungava e guardava qualcosa sopra alla spalla di Snape.
Il freddo afferrò il cuore di Snape appena comprese chi stava in piedi dietro di lui. Non gli fu concesso nemmeno il tempo di voltarsi, che il dolore iniziò a lavorare sulle sue ossa, cercando di spezzarlo con micro fratture. Cadde su un fianco, gridando parole incomprensibili mentre il dolore sembrava annidarsi in lui. Continuò per quella che sembrò essere un'eternità , prima che la clemenza e il benedetto sollievo tornassero da lui. Dolci respiri freschi scorsero di nuovo nei polmoni, mentre si davano da fare per rifornire il corpo fragile con l'ossigeno necessario. "Padrone?" rantolò Snape,"Cosa ho fatto? Padrone…"
"Tu, mi hai tradito, non è vero, Snape?" chiese retorico l'Oscuro Signore.
Snape gli rispose comunque. "No, mio signore. Mai, mio signore. Sono leale a te e solo a te, per sempre," disse Snape disperato, mentre cercava di provare a strisciare. Era un'impresa che trovava rivoltante, ma era resa meno difficile dalla paura che lo stava sopraffacendo. Era nella natura umana voler sopravvivere e salvare la propria pelle. Severus Snape non faceva eccezione.
"Non mentirmi," gli gridò l'Oscuro Signore, e lo maledisse di nuovo. Questa tortura fu più breve, e ciò mise il terrore in Snape, e per parecchi motivi. "Alzati!" ordinò l'Oscuro Signore.
Snape si mise in piedi con poca stabilità, il corpo guarito da poco che protestava. "Aiutasti Harry Potter a sopravvivere, una settimana fa," Voldemort accusò il suo servitore.
Snape scosse la testa per negare, "No, Padrone, Stavo solo cercando di riportarlo indietro -"
"E allora, dove sta, Snape?" sbottò l'Oscuro Signore.
"Ero ferito e fui trovato da Black e Lupin. Non potevo sconfiggerli e così volli far credere che -"
"Silenzio," ordinò la creatura sfigurata mentre i suoi occhi rossi brillavano di pazzia. "Tu sei una spia. La ragione per cui non ho ancora reclamato sia il modo dei Maghi che quello dei Babbani."
Snape fece per protestare, ma un veloce incantesimo lo lasciò imbavagliato e legato.
"Portatelo," comandò l'Oscuro Signore, appena Snape cadde tra le mani rudi di Malfoy.
"Sì, Padrone," disse Malfoy con un ghigno crudele, mentre sollevava l'insegnante per aria con la bacchetta.
La paura iniziò a smorzarsi nello stordimento mentre veniva fatto fluttuare lungo un sentiero battuto dal vento, verso una fitta foresta. Sapeva di essere in stato di shock, e scoprì che non gli importava più. La sua vita era finita, che importava ? L'orrore improvviso stritolò il cuore di Snape, quasi fermandolo appena vide la larga apertura nei cespugli davanti a lui. Aveva sperato davvero che sarebbero andati in qualsiasi altro posto, eccetto lì. Nessuno poteva sopravvivere lì. Dubitava che lo stesso Dumbledore potesse sopravvivere lì.
"Il Labirinto del Dannato," disse gioioso l'Oscuro Signore quando Snape fu gettato dentro con poche cerimonie. "Puoi sopravvivere dove nessun altro è riuscito?"
Voldemort rise a quello che trovava un ovvio scherzo molto buffo. I suoi Mangiamorte risero con lui, innervositi. Smise di ridere di colpo, i Mangiamorte di colpo smisero pure loro, al mancare dell'alta risata che perforava i timpani. La bacchetta si levò e Snape fuggì mentre un proiettile di luce verde schizzava via dalla punta, bloccando l'entrata.
"Tu sai le regole," sentì dire al vecchio padrone, oltre le frasche. "Puoi sopravvivere fino a arrivare all'unico punto dove ci si può teletrasportare, al centro del Labirinto ?"
Risuonò una risata mentre Snape si liberava dei legacci, all'improvviso divenuti molli, e iniziò a correre nel labirinto, col timore di pensare a cosa poteva esserci davanti a lui, e terrorizzato da quanto poteva esserci subito dietro alle sue spalle.

 


LUI SCIVOLA SUL SANGUE - He Slips On Blood

 

Dumbledore scivolava per i corridoi di Hogwarts, i bordi della tunica sventolavano attorno a lui sollevati dal modesto vento che la stessa velocità creava. Il viso era posato in una contemplazione silenziosa e gli occhi luccicavano per la conoscenza di qualcosa di segreto Sfortunatamente, nemmeno Dumbledore sapeva il segreto che aveva acceso la luce nei suoi occhi. Tutto quello che sapeva era che qualcosa stava per accadere e non voleva che succedesse. Sospirò, un suono di assoluta frustrazione, quando arrivò sulla soglia dell'infermeria. Lì rimase in piedi e osservò Remus, Sirius, Ron e Hermione tutti intenti a parlare, seduti attorno al letto. Sembravano tutti di buon umore. Ognuno dei quattro aveva un sorriso ben angolato e ogni tanto rideva, quando un altro diceva qualcosa, contribuendo alla conversazione. Harry, ovvio, rimaneva silenzioso, e questo fatto portava una traccia di dolore nei loro occhi. Dumbledore scosse la testa di nuovo, desiderando che fosse lì anche Snape. Sapeva che Snape si era avvicinato parecchio al ragazzo sul letto, anche se non lo avrebbe mai ammesso, neppure a sé, ed ogni volta che andava a fare la spia con Voldemort, rischiava di perdere tutto. Un tremito percorse Dumbledore a quel pensiero e all'improvviso seppe che la sensazione di ansia riguardava Snape. Snape era nei guai, ma Dumbledore non aveva modo di sapere dove fosse e se provava a mandare aiuto, poteva peggiorare il suo pericolo. Comunque, Dumbledore doveva scoprire qualcosa su Snape. La vita di Snape poteva dipendere da quello. Stava per voltarsi, quando un grido nella stanza lo fermò. "Harry!"

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Snape si affrettò attraverso i corridoi del Labirinto, meravigliandosi del lavoro di ricostruzione. Era stato ricostruito in modo che apparisse uguale a come era stato prima, la sola differenza tra i muri di pietra e la strada di piante era la vita che inondava le pareti. Si fermò ad ascoltare per qualche attimo, aveva così poco tempo prima che l'Oscuro Signore spedisse i suoi seguaci dietro di sé. Avesse avuto più tempo, Snape sapeva che avrebbe potuto scappare dal labirinto mentre gli altri Mangiamorte avevano solo il vantaggio delle creature oscure, e il labirinto intanto sarebbe stato bloccato a loro. Mentre Snape rifletteva che gli altri Mangiamorte non dovevano essere ancora entrati, proseguì. Non era andato molto lontano, comunque, quando il Labirinto iniziò la prima trasformazione della notte. Le pareti parvero sciogliersi e crescere. L'edera parve farsi strada attraverso le pietre per creare nuovi corridoi e chiuderne di vecchi.
Davanti agli occhi di Snape lo scenario iniziò a variare e cambiare, fino a quando nulla parve come era prima. Snape imprecò e si appoggiò alla parete di pietra coperta di edera, augurandosi che il cambiamento lo avrebbe aiutato un po' di più nella fuga. Ora, non aveva dubbio che i seguaci dell'Oscuro Signore sarebbero entrati nel Labirinto. Dopo un minuto, Snape cercò di riscuotersi e riprendere la via, e scoprì che non poteva.


Un paio di viticci d'edera si erano avvolti attorno alla sua vita e a un braccio. Con un'altra bestemmia, Snape cercò la bacchetta con la mano libera. "Cosa?" chiese stupefatto Snape, appena la mano trovò solo la tunica vuota. Pensò frenetico a dove potesse essere la sua bacchetta, dato che sapeva di averla avuta con sé, ma non gli venne risposta alcuna. Poi la risposta venne, mentre un altro viticcio si arrotolava attorno al polso libero. "Malfoy," sputò fuori, cercando di ritrarre il braccio dalla presa della pianta. Doveva essere stato Malfoy che aveva preso la sua bacchetta quando era stato catturato. Se non ci fosse stato lui, quella pianta davvero sarebbe stata simile a qualsiasi altra edera. La pianta iniziò a aumentare gli sforzi di imprigionare Snape ora che lui si dibatteva frenetico. Continuava a tenere duro nel tentativo di schivarla e liberarsi, ma veniva facilmente beffato. Cercava di sganciare i rami della pianta da sé, ma più si muoveva per staccarsi, e più dura diventava la presa che lo trascinava alla parete.
Snape era catturato e lo sapeva. Pensò a Dumbedore mentre lottava invano, desiderando di aver fatto capire all'uomo quanto avavano significato per lui la sua amicizia e la sua fiducia. Pensò a Harry e desiderò di essere stato un po' meno duro col ragazzo. O come minimo, di non avergli fatto credere per gli anni di suola precedenti, che lui lo odiasse. Avrebbe desiderato esser capace di mostrare a Harry quanto adesso gli voleva bene. Ma forse era meglio così. Harry meritava di più di un uomo spezzato, con sangue innocente che gli macchiava le mani pallide. Il ragazzo meritava un uomo che potesse essere suo padre, e non che lo amasse come un padre. Sperò che Sirius avrebbe avuto le possibilità di prendersi cura di Harry in modo adatto. L'uomo era sempre stato piuttosto egocentrico, e Snape non pensava che meritasse di essere l'unico rimasto accanto ad Harry. La presa della pianta divenne più stretta e respirare iniziò a essere difficile per Snape. Stelle apparvero negli occhi mentre si chiudevano. Smise di lottare mentre la benvenuta oscurità lo sopraffaceva, promettendogli sollievo ai polmoni che bruciavano.
Un brillante lampo di luce all'improvviso gli illuminò la vista, rosso, come i vasi sanguigni nelle palpebre, e la pianta si irrigidì e lo mollò. Cadde a terra rantolando per l'aria di cui aveva tanto bisogno e che ora poteva racimolare. Rimase sdraiato lì per un poco, prima di iniziare a sgusciare via dalla pianta, prima che potesse di nuovo attaccarlo.
"Stai bene?" chiese una shockante voce familiare, mentre un paio di calde e pronte mani si muovevano verso le sue braccia, verso il petto. Snape si ritrasse di scatto e si girò, spalancando la bocca all'ultima persona che si sarebbe mai atteso di vedere.


LUI BRANCOLA NEL BUIO - He Stumbles Over Shadows


Rimorso. Il rimorso era un pessimo compagno per la vita. Non ti mollava un istante, sempre ti ricordava cosa avevi e cosa avresti potuto avere. Il rimorso diventava anche peggio, quando avevi il resto di quello che avevi sacrificato ad accompagnarti, maledicendoti ogni volta che gli andava. Mi chiedo cosa volesse dire, se sapeva che ero in debito con Harry Potter. Mi chiedo se lo avesse detto prima o dopo che spezzasse la mia sanità. Ho il rimpianto che un giorno scoprirà quel segreto e sarà solo colpa mia. Mia colpa per averlo portato indietro e non averlo abbandonato. Mia colpa per aver tradito i miei amici, in primo luogo. Rimorso. Il rimorso ora è quello che regola la mia vita. E' divertente perché è un cambio benvenuto. Un cambio benvenuto rispetto al senso di impotenza e di colpa. Ho il rimorso per il fatto che una volta provai a scappare, nel sonno, perché sapevo che, un giorno, avrei pagato per i miei peccati. Il mio passato mi prenderà. Indovino che quanto davvero ho come rimorso è di avere un passato di rimorso. Ho rimorso ogni volta che ne sento il nome, Voldemort. A nessuno piace dire o sentire quel nome, ma solo io capisco perché. Odio essere il suo lacchè. Mi sta chiamando di nuovo. Accorro da lui e spero che non sia di cattivo umore, quando lo è, le maledizioni durano sempre di più.
"Codaliscia," disse guardandomi con i suoi occhi rossi lucenti."Dove ti eri cacciato?"
"A-a-aspettavo i tuoi ordini, Padrone," dissi, odiando la mia balbuzie. Quella balbuzie è il segno di quello di quello che mi ha condotto in questo posto quattordici anni fa. O sono quindici, ora? Importa?
"Smettila di tremare, Codaliscia," mi ordinò come se fosse un imperatore che parlava a un mendicante in un angolo della via. "Vai nel Labirinto e aiuta i Mangiamorte a trovare Snape. Non deve arrivare nel centro del Labirinto."
Il cuore si fermò nel petto e la paura saliva. Io, il codardo Codaliscia, nel Labirinto del Dannato?
"Vai!" gridò perverso il mio padrone e mi maledisse per un breve momento. Caddi sul pavimento mentre il dolore torturava il mio corpo, ma appena avevo colpito il terreno, che cessò. Il ricordo del dolore non svanì quando mi cambiai in ratto e corsi nel Labirinto.

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Un tremore si fece strada nel corpo di Severus Snape e attraversò ogni suo arti, fino a che raggiunse il cervello dove esplose come un candelotto di dinamite. Ricadde indietro sul muro dietro di sé con un grido strozzato, certo che i suoi occhi stessero mentendo. "'Harry,'" rantolò, con gli occhi sgranati e la pelle pallida ora priva di colore, mentre fissava la visione che era Harry Potter.
"Sì, Professore," rispose l'apparizione con una calma che Snape trovava notevole, date le circostanze.
"Come..." balbettò Snape. Fissava Harry in preda alla disperazione, cercando di spiegare quello che i suoi occhi gli dicevano stare davanti a lui. Harry stava davanti a Snape, vestito come era prima che fosse rapito, ma adesso luccicava. Un brillio blu lo circondava e lo offuscava tanto che Snape a stento poteva dire di vedere il muro dietro Harry. Eppure, lo vedeva, e ciò lo atterriva più di tutto il resto.
Harry guardò lento il corridoio del Labirinto, non facendo caso alla propria condizione,"Non so, Professore. L'ultima cosa che ricordo era la fila di alberi fuori quella casa e il Mangiamorte che ci trovava."
Un'emozione che Snape non aveva provato mai prima di allora iniziò a stringergli il cuore, facendogli comprendere di essere più morbido di quanto avesse pensato. Le lacrime sgorgarono dagli occhi, e lui ammiccò per scacciarle. Era sopravvissuto a cose ben peggiori. "Che è successo a 'te', Potter," chiese brusco a Harry. "Dovresti ricordare qualcosa. Un quindicenne che è rimasto svenuto in un letto di infermeria per una settimana non appare nel Labirinto dei Dannati,'luccicando'."
Harry parve sorpreso all'affermazione di Snape e si diede un'occhiata. La mascella gli cadde in un singhiozzo e gli occhi si sbarrarono mentre si guardava la mano alzata brillare nell'aria. "Io.. Io sto brillando…" sussurrò a sé stesso, terrorizzato.
"Sì, questo si era già detto," biascicò Snape, chiedendosi se la morte in qualche modo avesse reso il ragazzo più stupido di quanto non avesse creduto prima. Harry alzò la testa di scatto, per fissare il suo professore di Pozioni attraverso gli occhi semichiusi, "Non da me, di certo."
Per un istante Snape sovrastò Harry, stordito. Il suo studente gli aveva appena risposto? Non era mai successo prima. Ma del resto, non aveva nemmeno parlato a uno studente morto, prima. Un rumore proveniente da poco davanti nel corridoio allarmò Snape, facendogli dimenticare la battuta caustica che alla fine riusciva a uscirgli. Fissò nervoso verso il punto da dove veniva il rumore e si diede una rassettata.
"Vieni, Potter. Non possiamo farci prendere qui,"disse Snape a Harry mentre si rimetteva in marcia, a un passo più veloce di prima. "Che cosa era quello, Professor Snape?" chiese Harry, che in pratica correva per stare al passo.
"Erano i Mangiamorte. Mi stanno dando la caccia in questo Labirinto. Ecco una delle ragioni per cui è chiamato 'Labirinto del Dannato'." Rispose Snape, un po' annoiato.
"E cosa è, un Labirinto del Dananto?" chiese di nuovo il ragazzo. Snape avvertì la disperata speranza di non voler fare arrabbiare il suo professore, nella voce del ragazzo.
"E' un labirinto che l'Oscuro Signore ha creato per cacciare i suoi nemici. E' il suo sport preferito," rispose Snape, assente, mentre cercava di decidere in quale direzione andare a una biforcazione del Labirinto.
"Prova a destra,"gli propose Harry. Snape lo fulminò e poi prese diretto per la strada a destra. Sentì Harry ridere e seppe che il ragazzo teneva ancora duro con lui. "Come sei scappato?" chiese, incitando Snape a lasciar sbollire la rabbia.
"Non puoi," scattò Snape verso di lui. "Il Labirinto è pieno di creature oscure, piante, trappole e Mangiamorte a impedire di farti arrivare al centro, unico posto in cui ci si può teletrasportare. E ora stai zitto, se non vuoi che venga ucciso."
Molto più che dalla noia di Snape, le domande di Harry furono rimpiazzate dal respiro pesante. "Se eri più rumoroso, saresti stato un petardo, ragazzo."
"Non sono un ragazzo," disse una voce, appena prima che Harry rantolasse il suo nome e una mano pesante piombasse salda tra le sue scapole.
Snape atterrò malamente sul pavimento di pietra del Labirinto, e riuscì a rotolare in posizione accosciata, fronteggiando il suo attaccante. Guardò mentre Harry attaccava il Mangiamorte che stava lì e volò direttamente attraverso di lui. "E così, il grande Harry Potter è morto. L'Oscuro Signore sarà assai compiaciuto con me per questa notizia, non credi, Snape?" gli chiese il Mangiamorte, con una punta di risata nella voce. Snape grugnì e cercò la bacchetta, solo per trovare la tunica vuota e il ricordo della bacchetta che mancava. Uno sguardo pauroso esplose nei suoi occhi e iniziò a rendersi conto che si sarebbe riunito a Harry molto prima di quanto avesse pensato
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Labirinto dei Dannati 2
di angelzash2, 06:21

DRITTI VERSO L'IGNOTO - Straight in the blind unknown


Babbo era andato nel Labirinto. Erano soli con lui, ora. Non che Codaliscia rimanesse indietro. Codaliscia è un codardo viscido, ma come minimo non sarei stato così spaventato se fosse stato qui. E poi se fosse stato qui, l'Oscuro Signore Padre avrebbe avuto qualcun altro da torturare. Pansy Parkinson penzola dal mio braccio, sussurrando quanto sarebbe stato meraviglioso se ci fosse stata data la possibilità di essere là. Vorrei gridarle di stare zitta, ma so che lo dice solo perché anche lei è spaventata. So anche che se lo faccio, <Lui> potrebbe sentire e nemmeno mio padre potrebbe salvarmi da una possibile punizione. I miei amici, Crabble e Goyle stanno dietro a me. Sono una coppia di imbecilli e li tengo a giro solo per la loro grossa taglia, ma anche loro, con i loro corpi di grossa mole, non mi tengono calmo stavolta. Non posso venir confortato nei miei problemi. Cambio posizione senza fermarmi, sperando davvero che mio padre si affretti così possiamo andare. Non mi piace stare qui con l'OscuroSignore e non riesco a trattenermi dal sentire una fitta di rimorso per il mio insegnante. So che non dovrei, è un traditore, ma in qualche modo, trovo che abbatterlo come un animale sia sbagliato. Non farei una cosa simile neppure a Ron Weasley . Beh, forse a Ron Weasley…
"Draco Malfoy," la voce dal timbro acuto di Lord Voldemort chiama, distogliendomi dal rimuginare.
"S-s-sì, Padrone," rispondo quanto più formale e servile riesco. Non voglio morire prima del mio insegnante. "Se facessi di te un Mangiamorte," mi chiese, gli occhi rossi che frugavano dentro di me, "mi tradiresti mai come ha fatto quello ?"
Scossi la testa, la bile che saliva in gola all'improvviso. La inghiottii e attesi la sua reazione. "No," disse suadente, una mano allungata per carezzarmi la guancia," tu non tradiresti mai il tuo Padrone. Non saresti mai così pazzo."
Fece un sorriso malevolo, come se conoscesse qualcosa che io non sapevo. La mia paura si trasformò in terrore appena mi sentii senza aiuto. Mi ricordo quando ero piccolo e mio padre mi portava alla caccia alla volpe. Ricordo la povera bellissima creatura che abbattemmo. Alla fine la intrappolammo nella sua tana. E così morì, spaventata e priva di aiuto contro i suoi avversari stregoni. Sapevo cosa provò, quel giorno. Desiderai non averlo saputo. Si voltò di nuovo a guardare il Labirinto di nuovo, e feci un passo indietro, via da lui. Pansy provò a riprendermi tra le braccia, ma la schivai, scuotendo la testa in uno sdegnoso silenzio. Parve offesa, e io scoprii che non poteva importarmene meno. Mi sentivo intrappolato. Volevo andarmene a casa adesso…

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Harry restò a bocca aperta per un momento per l'uomo che era riuscito a sorprendere sia lui che il suo professore con la guardia abbassata. Non era ancora certo di dove fosse sbucato il Mangiamorte, ma quello che più lo aveva shockato era lo sguardo di paura che era passato sul viso di Snape. Harry non avrebbe pensato fosse possibile per il suo irascibile Maestro delle Pozioni essere altro che sicuro di sé e fiducioso.
"Il fantasma di Harry Potter a contemplare la morte del suo professore," disse il Mangiamorte, un vago sorriso traspariva nella voce. "Come ci sta a pennello. E immagino fosse il suo insegnante 'preferito', pure."
Un ringhio indecoroso sfuggì a Snape, anche se non era così efficace come al solito, con lo sguardo di paura che gli luccicava negli occhi. Harry non comprese cosa stesse dicendo l'uomo, era conoscenza di molti che lui e Snape si detestavano. O almeno, si erano detestati. "Tu non hai idea di cosa stai parlando," sibilò arrabbiato Snape.
Molta della paura sembrava essere stata scacciata dallo sguardo dall'ira; un fatto che sollevò assai il morale di Harry. E letteralmente. Harry guardò giù per trovarsi a galleggiare a mezzo metro da terra, il corpo che tremolava brillante nel corridoio cupo. "Professore," rantolò Harry, allarmato.
La voce tremava insieme al corpo, facendolo apparire come se stesse parlando tra le stecche in movimento di un ventaglio. Snape lo guardò pungente, uno sguardo di orrore si disegnò sul suo viso. Harry era momentaneamente stupito che il suo professore potesse apparire ancora più spaventato. Ed era ancora più shockato nel capire che lui era la ragione per cui il professore appariva così intimorito. Lo shock di Harry scomparve subito, appena comprese cosa doveva sembare lui ai due uomini. Una specie di tristezza lo attraversò appena ebbe capito, ma non comprese perché. Non era perché era piaciuto a Snape prima di quanto era accaduto.
Subito Hatty ghignò nell'incontrare lo sguardo del Mangiamorte, che stava cominciando a riprendersi. Harry mollò il suo cazzotto al Mangiamorte, un poco di sorpresa lo colpì quando passò attraverso lo stomaco dell'uomo. Non che avesse importanza; comunque cadde all'indietro per il colpo, battendo la testa contro il muro e scivolando svenuto a terra.
"Niente male, Potter," disse Snape, nel mentre prendeva la bacchetta dalla mano dell'uomo e la usava per legarlo. "Comunque, la prossima volta, avverti delle tue intenzioni noi bassa gente viva, la prossima volta che ti senti dell'idea di creare una diversione."
"Non volevo," disse Harry a Snape, sempre tremando parecchio. "E' solo partito e non sembra stare per fermarsi presto, Professore."
Snape sembrò un po' allarmato da queste parole, ma dato che lo farfallamento si era assai ridotto, si limitò a voltarsi e riprese la via nel Labirinto. Con un'ultima occhiata al Mangiamorte svenuto, Harry si affrettò a seguirlo. "Professore, cosa voleva dire quando ha detto che -,"
"Niente, Potter," interruppe svelto Snape. "Lascia stare."
Harry rimase silenzioso un istante, mentre scrutava di nuovo la faccia arrabbiata di Snape. Harry sapeva che era un insulto, ma per qualche ragione non poteva capire come mai avesse turbato così tanto Snape. Vide Snape che alzava le spalle e mormorò maledizioni contro il Mangiamorte. Decise di lasciar cadere la cosa per ora, e si limitò a fluttuare al fianco di Snape. Circa un'ora di silenzio passò prima che Harry capisse che Snape lo teneva al'oscuro di qualcosa. Cercò di affrettarsi a riprendere il discorso con il Professore di nuovo, ma trovò che muoversi era diventato piuttosto simile al nuotare nel budino denso.
"Professor Snape," chiamò Harry, il panico che lo invadeva mentre si accorgeva che la sua voce stava tremando più che mai e il corpo sfarfallava impazzito. "Professor Snape!"
"Cosa c'è, ragazzo?" chiese Snape, irritabile, fermandosi e voltandosi. Harry sapeva che il momento esatto dell'aver capito colpiva il suo insegnante proprio perché suo insegnante. La faccia pallida di Snape divenne bianca abbastanza da rivaleggiare Nick- Quasi-Senza- Testa e i suoi occhi si sbarrarono in pozze nere per lo shock e, forse, per l' angoscia. Presto la faccia di Snape tornò a uno sguardo di annoiata indifferenza mentre si affrettava, il mantello nero che svolazzava dietro di lui. "Cosa hai appena fatto ora, ragazzo?" sibilò Snape, raggiungendolo per cercare di afferrarlo.
Harry pensò che la mano sarebbe passata diritta attraverso di lui, ma, cosa sorprendente, non accadde. La mano di Snape, dalle dita lunghe, agguantò ferma l'avambraccio di Harry e lo sfarfallio iniziò a rallentare fino a fermarsi del tutto. Lento, Harry si posò piano a terra, il suo brillio blu era ancora più forte.
"La pozione…" sussurrò Snape in preda al terrore dopo un momento in cui aveva fissato un altrettanto stordito Harry.
"Pozione, signore?" chiese Harry, la sua mente che saltellava dietro di lui.
La faccia di Snape si piegò in un'espressione compiaciuta, che gli disse che era fiero di un qualcosa. "Questo è giusto, Potter. Tu eri stato avvelenato e così ho miscelato un antidoto col mio stesso sangue" gli disse Snape, la voce che usciva con un piglio soddisfatto. L'espressione di Snape se ne andò appena il ricordo della situazione attuale di Harry svuotò i suoi occhi, ma Harry non ci fece caso. Era troppo occupato nel sentirsi sotto shock. 'Perché ti ama. Tu sei il suo piccolo ragazzo.' Le parole sembravano risuonare nella mente di Harry mentre ricordava quanto aveva osato fare il suo professore e subito si chiese se poteva essere vero. Poteva Snape davvero sentirsi come se fosse stato il 'padre' di Harry? Harry guardò a fondo negli occhi neri di Snape, notando un piccolo lampo di confusione da parte dell'uomo, all'intensa occhiata che riceveva.
Alla fine, Harry annuì, ritenendo che quell'angoscia che pensava di poter vedere era prova sufficiente per richiedere la prossima domanda. "Signore, davvero mi detesti?" chiese esitando, davvero impaurito dalla risposta. "Come ti senti nei miei confronti?"

PAURA DI UN BATTITO - Fearing the Heartbeat

La mente di Snape agghiacciò. Era un evento raro, trovare Snape senza parole, ma comunque, ora lo era. Non poteva dire al ragazzo con esattezza come si sentiva nei suoi confronti; aveva scoperto di non volergli mentire più a lungo. O, piuttosto, Snape non voleva più mentire su questo aspetto particolare con Harry. Però se ammetteva di voler rappresentare la figura paterna per lui, che si sentiva come fosse davvero il padre di Harry, l'avrebbe messo in un pericolo più grande. Snepe fece un passo indietro dagli occhi lucenti di Harry, che stavano chiedendo. Harry non appariva come chissà chi, al momento, era solo un ragazzo perso. Snape si chiese come sarebbe sembrato se gli avesse detto la verità. Sarebbe stato inorridito? O avrebbe reagito col consueto tono suo, e avrebbe accettato? Presto Snape l'avrebbe scoperto. Harry fissò indietro la via da cui erano arrivati, uno sguardo nervoso sul viso. 'era lui il tuo studente <preferito>, ' immediatamente risuonò nella mente di Snape, facendogli riaffiorare dubbi. Su cosa stava rimuginando Harry? Che il suo insegnante era un pervertito a cui piacevano i ragazzini? Le labbra di Snape si arricciarono in un'espressione di disgusto e noia, "Allora, ci credi a quella idiozia di quel pazzo, Potter?"
Harry parve sussultare parecchio al tono rude di Snape, "Ovvio che no. Malfoy era sempre il tuo studente preferito!"
A Snape sfuggì del tutto il dolore che aleggiava sulle parole di Harry, nella sua meraviglia. Il ragazzo davvero non aveva capito quanto il Mangiamorte aveva sottointeso. Snape non sapeva se doveva essere grato o arrabbiato. Eppure, Harry a quindici anni non doveva essere così naif! "Non dirmi che sei così stupido da non aver capito cosa significhi," disse Snape incredulo.
Sulle prime Harry sembrò arrabbiato, ma Snape sapeva che il momento in cui si sarebbe reso conto lo aveva colpito, quando la sua faccia cambiò in un'espressione di puro shock e la mascella gli penzolò verso il pavimento. "T-tu pensi che credesse - credesse che noi siamo …"
"Amanti," terminò diretto Snape per il ragazzo shockato. Guardò la faccia di Harry diventare rossa e luccicare violacea mentre scacciava la beata speranza di non stare arrossendo a sua volta. Comunque, il ragazzo non era del tutto ignorante sul fatto.
"EEEEEEHHHHH !" disse alla fine Harry. Severus ghignò piuttosto divertito a quella reazione, ma non poteva far niente per l'ovvio disgusto del ragazzo, al pensiero di stare con lui. "Senza offesa, Professore, ma…" disse Harry, ricordando alla fine la presenza del Professore. "Non riesco a pensare a me con un…giovanotto…piuttosto solo - oh."
Snape sollevò un sopracciglio alle parole, ma fu sollevato dentro di sé. Come minimo, il ragazzo non lo odiava. Non sentiva nulla di vagamente romantico verso il ragazzo, ma il suo cuore sarebbe stato straziato se Harry lo avesse respinto a qualsiasi livello. "Trovo che sono d'accordo con te, Potter," gli disse rude Snape. "Adesso, continuiamo prima che accadano altri prodigi che rovescino il mondo."

Snape sentì Harry balbettare dietro di sé mentre avanzavano nel Labirinto. Si assicurò di tenere Harry a distanza ragionevole nel caso al ragazzo fosse successo qualcosa che lo avesse richiesto ancora. Mentre scivolava per i corridoi, strofinava il braccio dove la cicatrice del suo sacrificio per Harry ancora si vedeva e si chiese cosa fosse andato storto. La sua mente divenne così concentrata, che nemmeno fece caso alla piccola creatura che zampettava nei corridoi del Labirinto dietro di lui.

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Codaliscia guardò Harry e Snape avanzare nel Labirinto. Gli parve che Snape avesse migliori possibilità di sopravvivere al Labirinto rispetto a lui, e lui era ancora un Mangiamorte. Li seguì dalla cima di uno dei muri, e permise agli altri Mangiamorte di tenerlo d'occhio, sapendo che occorreva un poco, prima che potessero raggiungere il professore e il suo studente morto. I due avevano raggiunto una parte pericolosa del Labirinto, anche se forse non la più pericolosa, e l'Oscuro Signore avrebbe voluto la testa di Codaliscia se questi avesse portato gli altri dritti in bocca alle creature oscure che abitavano questa arena della morte. Per qualche ragione, l'idea non preoccupava Codaliscia. Sapeva che se avesse potuto riferire dell'unione di Harry con Snape attraverso qualche pozione, sarebbe stato ricompensato. L'Oscuro Signore stava sempre cercando nuovi modi di allungare la sua durata della vita, e queste potevano essere notizie di notevole valore. Dopo il Labirinto. Prima, Codaliscia poteva tenere la vita nelle sue mani.
Un artiglio si avvolse attorno alla vita di Codaliscia e lui squittì prima di riuscire a trattenersi. 'Da dove è uscito?' si chiese mentre si dimenava. Il suo lottare si dimostrò inutile, mentre la creatura si limitava a trattenerlo e avanzava verso l'insegnante e il fantasma che gli camminava dietro. 'Così, sono solo il dessert, huh,' pensò Codaliscia; il suo dimenarsi cessò mentre iniziava a cercare di rosicchiare l'artiglio che lo tratteneva. La creatura non parve farne caso, e lo trattenne un po' più stretto. La creatura continuò a inseguire Snape giù per il corridoio e Codaliscia si chiese se avrebbe mai avuto la possibilità di riferire a Tu-Sai-Chi quell'informazione. Per poco, fu orgoglioso, prima che la sua naturale codardia sommergesse i suoi sensi e iniziasse a lottare come un pazzo per liberarsi.

IMMOBILE NEL GIACIGLIO - He still is pounding

Snape sapeva che venivano inseguiti. Poteva praticamente avvertire la creatura oscura che li pedinava e aspettava il momento per attaccarli. Aveva permesso a Harry di aumentare il passo e finalmente raggiungerlo, così la creatura non avrebbe avuto una possibilità di afferrare il ragazzo. Anche se Harry era un fantasma, Snape scoprì che era impossibilitato a proteggerlo. Era diventata un'abitudine che non sarebbestato semplice spezzare, non importa quanto Snape volesse poterla spezzare. Non voleva amare il ragazzo, davvero non voleva, ma pareva che la sua voglia di proteggere il figlio di James più che Harry, avesse sigillato il suo destino. Quanto più duramente e a lungo Snape aveva combattuto per proteggerlo, tanto più diventava attaccato al suo studente. Harry alla fine fece caso all'assenza del suo insegnante che non era al suo fianco e si fermò aspettandolo. Snape si affettò, ritenendo troppo rischioso fermarsi, "Cosa aspetti, Potter? Vai avanti, non abbiamo tempo per -"
Snape si fermò di colpo appena vide gli occhi di Potter sbarrarsi e la sua bocca cadere aperta in un'espressione di paura e shock. "Muoviti!" gridò Snape mentre agguantava Harry e si precipitava verso un pezzo pulito di muro di pietra. Si rese conto che i suoi istinti erano corretti quando alla fine si girò e vide un artiglio calare sul labirinto di pietra, rompendolo e facendo volare frammenti. Snape estrasse la bacchetta e si pose davanti a Harry, fuori dalla portata del prossimo attacco diretto a lui. La parete crollò sotto il suo pugno e cadde in una nuvola di polvere scura che, combinata con la polvere del primo impatto, volò nella bocca e nel naso di Snape, facendolo tossire.
"Professore !" chiamò Harry; ovvio, era accecato quanto Snape, anche se non tossiva.
Snape gli fu grato e mise da parte la tristezza sopravvissuta per il ricordo della situazione di Harry e la sua preoccupazione per il ragazzo; alzò la bacchetta e tossì un incantesimo. Immediatamente, una maschera fuoriuscì dalla bacchetta, coprendogli il naso e la bocca per filtrare la polvere nell'aria. Dopo un istante, Snape iniziò a prendere fiato e , appena una mano dotata di artigli sbucò per afferrarlo, gridò, "Avada Kedavra!"
La creatura gridò mentre moriva, essendoci troppi vincoli magici perché la maledizione avesse un effetto immediato. Snape sorrise trionfante quando la sentì colpire il pavimento in rovina del Labirinto. Si girò verso Harry per cercarlo e lo trovò, ma solo perché il lampeggiare rivelava la sua posizione. Snape imprecò e corse verso il lampeggiare, "Harry!"
"Professore!"; gli rispose Harry, appena questi venne nella sua vsuale. Gli occhi erano spalancati mentre pareva chiamare Snape, senza senso, gli occhi erano sfocati e luccicavano agghiacciati con un opaco, fisso, e quasi non esistente bagliore. Harry li chiuse mentre Snape lo raggiungeva e si allungava per stringere il suo braccio. La sua mano si strinse sul nulla, e Harry stava scomparendo… "Harry!" disse Snape, stordito. "Harry!"

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Albus Dumbledore, Sirius Black, Madama Chips, Remus Lupin e i signori Weasley ristettero in piedi attorno al letto di Harry. Le loro facce erano agghiacciate e stanche, scolorite fino ad apparire pallide e tese. Gli occhi mostravano la sconfitta e , per la maggior parte di loro, lacrime di disperazione che si rifiutavano di far cadere.
"Non posso credere…" disse Lupin con voce quieta e triste.
"…Non ha funzionato…" concluse Sirius per lui con un identico tono.
Fece una smorfia quando la signora Weasley si arrese al dolore gettò un singhiozzo. Dumbledore balzò verso Harry e iniziò a ondeggiare la sua bacchetta sopra il ragazzo silenzioso, sussurrò incantesimi veloci con la voce determinata, sebbene stanca. Gli altri guardavano, il silenzio rotto solo dai continui singhiozzi della Signora Weasley. Il signor Weasley strinse a sé la moglie cercando di confortarla e lei voltò il viso verso il suo petto e si strinse più stretta che poteva a lui. Una lacrima colò dagli occhi del marito quando le lacrime della moglie passarono sia la tunica che il cuore. Aveva sperato che Harry sopravvivesse, per la salvezza di tutti, per la salvezza dello stesso Harry.
Alla fine, dopo un tempo che parve un'eternità, Dumbledore si raddrizzò, la faccia lugubre e gli occhi blu molto seri. "E' vivo, ma appena. " disse con una voce che da sola parlava di un'angoscia tale che nessuno della stanza avrebbe mai desiderato provare. "La sua condizione è peggiorata, ma qualcosa lo sta trattenendo nel nostro mondo . Possiamo solo sperare e pregare che, qualsiasi cosa lo trattiene adesso, possa essere abbastanza forte da farlo tornare da noi."
Appena le parole di Dumbledore furono svanite là dove svaniscono le parole quando sono state dette, i cinque rimasero immobili e inorriditi. Anche la signora Weasley lo fissò, smettendo per un poco di singhiozzare. Infine Sirius si accasciò sul pavimento, la faccia nascosta tra le mani, le spalle che tremavano forte. Parve spezzare qualsiasi incantesimo li stesse trattenendo tutti, quando Dumbledore e Madama Chips balzarono vicini l'un l'altra e iniziarono a sussurrare con fervore. Lupin si inginocchiò vicino al suo amici e lo prese tra le braccia; cercò di calmarlo con parole rassicuranti, parole che Lupin avrebbe solo desiderato poter credere. La signora Weasley guardò speranzosa negli occhi tristi e umidi del marito,"Vuol dire che starà bene, credi, Arthur? Poi tornerà con noi , no?"
Il signor Weasley sospirò e la tirò di nuovo vicina a sé prima di sussurrare così piano così che solo lei sentisse, "Lo spero, Molly. Lo spero."

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Labirinto dei Dannati 3
di angelzash2, 00:30

SI PREOCCUPA DEL SUO SILENZIO - He Worries Over Its Silence

Snape sedette contro il muro demolito del Labirinto, senza far caso a come, per magia, si fosse riparato da solo. Stava davanti, senza vedere, all'ultimo posto dove aveva visto Harry. Pensò agli ultimi quattro anni, a tutte le volte che aveva pensato che avrebbe perso il ragazzo. Pensò a tutti i suoi sforzi che aveva compiuto per scongiurare la perdita. Pensò a tutte le volte che il ragazzo, con fortuna sfacciata, si era messo nei guai e ne era uscito vivo. Occhi verdi da monello danzarono davanti ai suoi e capelli neri spettinati ballonzolarono attorno a una faccia pallida. Si chiese dove e come uno studente fosse riuscito a superare le sue difese; e uno studente Grifondoro chiamato Harry Potter, nientemeno ! Si chiese come sarebbe diventata grigia la sua vita, senza almeno sapere che Harry era fuori, in salvo da qualche parte, anche se non era al momento seduto spaventato e tremante alla lezione di Pozioni. Snape scosse la testa, senza notare il piccolo ratto che zampettava verso di lui, attento a restare nelle ombre.



Era troppo occupato a immaginare il funerale di Harry e si chiedeva se ci sarebbe potuto andare. La sua mente si rivoltò e il petto gli si strinse in modo doloroso, facendogli cacciare un forte rantolo. Non poteva essere morto. Non poteva. Era vivo. In qualche modo, Harry Potter sarebbe sopravvissuto anche a questo. "Non mi importa chi fosse tuo padre," sussurrò alla voce che gli ricordava come era la vera parentela di Harry. "James Potter è morto. Non ti ha visto crescere. Non ti ha protetto. Io lo ho fatto. E, in qualche modo, ti troverò."
Alla fine Snape si alzò e guardò il caos rimasto nel corridoio. Raddrizzò la schiena e riprese il cammino tra le macerie per proseguire nel suo cammino; desiderava che, mentre si muoveva, si potesse scrollare di dosso quel piccolo dubbio insistente che restava nel suo cuore - proprio accanto alla fragile stella della speranza. Una debole speranza lasciò traccia nel cuore di Snape, la prima dopo molto tempo. Avrebbe trovato il modo di sopravvivere a tutto questo, e avrebbe trovato Harry. Voldemort non poteva impedirglielo, come minimo.
La piccola figura zampettò dietro a lui in forma di topo, abbastanza con esitazione. Aveva un sacco da pensare e i piccoli topi non riuscivano a pensare così svelti…


**********************************************************************

Era una limpida giornata di autunno. Il sole splendeva e c'erano pochi cirri tondeggianti sparsi qua e là per il cielo. Una leggera brezza spediva vortici di arcobaleno mentre le foglie cadevano dagli alberi. Harry stava immobile, in piedi, stupito. 'Non era proprio metà estate?' pensò mentre fissava la radura dove stava adesso.'E non ero proprio in un Labirinto, con Snape?"
Al pensiero di Snape, Harry vagò attorno, rapido, chiamando, "Professore?!"
Il panico si era risvegliato in lui,al ricordo del perché Snape aveva lasciato il suo fianco. Frenetico, iniziò a cercare qualche segno della scura, arcigna figura del suo professore. Il panico iniziò a sopraffarlo, mentre cercava e la stessa aria pareva soffocarlo. Cercò di calmarsi, ma il torace si stringeva dolorosamente e il respiro usciva in rantoli faticosi. Harry cadde in ginocchio, certo che se solo avesse potuto chiamare un'altra volta Snape lo avrebbe udito, ma aveva fiato sufficiente solo per cadere in ginocchio. Da lì cadde su un fianco e si rannicchiò, pregando che finisse. Harry chiuse gli occhi strizzandoli e si concentrò sul continuare a respirare. Quando li riaprì, era una notte chiara e stellata, con la più grande falce di luna che avesse mai visto. La fissò, gli occhi dolevano un poco per la luce brillante, mentre un cirro superstite si muoveva coprendola in parte. Alla fine distolse lo sguardo e i suoi occhi finirono sulla costellazione del Toro. Gli tornò a mente di quando disegnava carte stellari, l'anno prima, per Divinazione, e poi della sua situazione attuale.
 "E' il Paradiso?" si chiese sottovoce. Stese una mano e pizzicò l'altro braccio. "No, non credo che questo sia il Paradiso…" disse Harry con una smorfia. Sorvegliò la pelle incuriosito, mentre appena ricordava che pizzicarsi doveva fare un po' più male, e invece sentiva di meno, come la sensazione che uno potrebbe ricevere in un piede che fosse addormentato. "Forse, sto sognando," si disse tra sé. "Yeah, questo deve accadere. Sto sognando e perciò tutto è così strano."
Soddisfatto da questa spiegazione, Harry si alzò e spazzolò via dal mantello i fili d'erba secca. Notando il mantello, di nuovo sorrise ecennò col capo, sicuro di aver trovato la spiegazione giusta. Harry si girò e iniziò a camminare. Non sapeva dove stesse andando, ma sapeva tornare indietro, eventualmente. Camminò per quelli che sembrarono minuti, e in qualche modo seppe che stava passando molto più tempo. Il cielo iniziò a farsi buio e le nuvole presto giunsero a spingere Harry nell'oscurità. Da dietro, poteva sentire una presenza cupa e malevola. Sentiva che gli stava dando la caccia e che se lo avesse preso, sarebbe morto.
Harry iniziò a correre, avanzando sul terreno irregolare. Avrebbe voluto procedere a una velocità ancora più grande, comunque, sentendo la cosa di nuovo dietro di lui. Presto ne poté avvertire il fiato quando respirava, e i piedi, quando calpestavano la terra. Harry gridò aiuto e si guardò dietro le spalle. Solo l'oscurità incontrò la sua vista e si volse in avanti, concentrandosi sulla corsa. Poteva sentire lunghe dita inumane ed esperte iniziare a agguantare e tirare il suo mantello svolazzante, e di nuovo gridò. Su, in alto, sentì un gufo rispondere e poi un grosso cane e un largo lupo apparvero davanti a lui. Avanzavano affiancati, le teste vicine, correvano verso Harry e lui seppe che potevano aiutarlo. La cosa dietro di lui ghignò,"Non arriveranno in tempo, Mio Ragazzo."
Harry gridò e il cane smise di avanzare. Il lupo continuò a correre, e con un fiero latrato su gettò sulla creatura che ora teneva Harry nella sua presa. Harry sentì le mani lunghe della creatura che lo afferravano, mentre il lupo lottava per lui. Era doloroso, ma alla fine il lupo riuscì a levarglielo di dosso e lo trascinò verso una grotta di montagna che, Harry ne era certo, prima non c'era. Il lupo spinse la creatura e fece rotolare una pietra davanti all'apertura, assicurandosi che il suo svelto lavoro non permettesse fughe. Harry ancora poteva sentire l'ululato, e gli ululati parevano incendiargli il sangue. Si guardò le braccia e il petto e vide grossi squarci che stavano spruzzando sangue. Cercò di fermarlo, ma più ci provava e più ne usciva, finché fu troppo debole perché gli importasse ancora.
E qualcosa di bizzarro era accaduto; un serpente si era formato dal sangue che colava dal corpo. Il serpente, una bellissima creatura verde e argento, si arrotolò attorno a Harry prima di serpeggiare via lento e arrotolarsi ai piedi di un albero. Ci furono lampi e Harry poté vedere che il serpente era ferito. Non era ferito, quando si era formato, ne era sicuro.
Il tuono scosse la terra e un altro lampo di fulmine illuminò la terra vicino a lui. Si guardò con gli occhi sgranati, e si girò indietro, per riprendere la via. Era guarito. Tutto il sangue sembrava scomparso. "Cosa.." rantolò Harry, la voce sommersa da un altro rombo di tuono.
Un morbido tossire, in qualche modo più sonoro di quanto non fosse stato il tuono, giunse a Harry portato dal vento. Un battito di ali annunciò l'arrivo di un grosso uccello e Harry guardò su. Una fenice volò sopra di lui ad ali aperte e una lunghissima coda dorata. Fece qualche giro in tondo prima di posarsi sulla spalla del lupo. Lì iniziò a cantare. La tempesta si placò subito, il tuono scomparve dall'aria, anche se si sentivano sempre gli ululati della creatura.
"Ti è stata data una scelta, piccolo," disse la fenice a Harry. "Quello che sceglierai potrebbe decidere il tutto, così, scegli bene. Come puoi sentire, la morte ancora ti vuole e sarà un nemico assi duro da respingere."
"N-non capisco," rispose incerto.
"Certo che hai capito, ragazzo mio," gli disse la fenice. "Ma forse mi spiego meglio. Questo lupo è tutto quanto tiene alla larga la morte, per ora. Quel cane è la via per tornate nel tuo corpo, dai tuoi amici e in salvo. Il serpente è la via per tornare dal Professor Snape."
La fenice fece una pausa e lasciò Harry pensare per un attimo. "Così devo scegliere comunque tra vivere o morire?" chiese.
"In un certo senso," rispose la fenice,"la morte può essere una via molto buona da seguire. Non ci sarà più dolore o lotta per te, là. Il cane è un'altra ottima strada. Là troverai ogni cosa che ti è cara in questa vita. Il serpente è la scelta più rischiosa. Se ritorni dal Professor Snape, continuerai dove eri e ci sarà un sacco di pericolo di morire. Solo, la prossima volta non verrai qui. Andrai all'altro mondo con la più forte delle spinte."
Harry ascoltò l'ululato della Morte, e tremò. No, non voleva andare là. Guardò il cane e sorrise, pensando ai suoi amici e a Sirius. Erano tutta la sua famiglia, e non voleva che si preoccupassero per lui più a lungo del necessario. Poi guardò il serpente e avvertì la paura farsi strada lungo la schiena. Non voleva abbandonare Snape, stava iniziando a conoscerlo. Harry era affascinato dal lato amichevole del suo più crudele insegnante e voleva proprio capire come mai Snape lo avesse trattato così. Sapeva da poco che Snape provava qualcosa nei suoi confronti, qualcosa che non voleva ammettere. Harry aveva sempre sentito la mancanza di non aver avuto amore mentre cresceva e così, per istinto,pensava che avrebbe potuto trovare un po' di quell'affetto ora, con Snape, se solo avesse potuto sopportare la tempesta che avrebbe potuto sconvolgere. Disgraziatamente, sapeva anche che la stessa tempesta poteva distruggerli entrambi, se non ci pensava prima Voldemort. E poi c'era il ricordo del suo periodo vissuto nel limbo. Quella era un'esperienza che Harry non aveva fretta di ripetere. Si era sentito così privo di aiuto. Non poteva toccare, fare magie, aiutare Snape, comunque. Cosa c'era di buono nell'essere in quella maniera? Snape non sarebbe stato comunque ucciso?
"Sbrigati a scegliere," disse la fenice a Harry,"Presto i cancelli saranno chiusi di nuovo e tu non avrai più scelta."
Mentre Harry guardava con meraviglia e orrore, il cane iniziò a allontanarsi e il serpente a salire lento sull'albero sotto cui si era arrotolato. "No," pianse Harry, decidendo in fretta, "Aspetta!"

CERCANDO ANCORA UNA VOLTA IL SUO SUONO - Searching Once More for Its Sound


Snape camminava a stento per il corridoio del Labirinto, la spalle cadenti e la faccia lunga. Non era consapevole della quantità di tempo che era passato da quando era giunto, ma ci voleva poco a scoprire che non gli importava affatto. Era stanco, debole, ferito e affamato, e da molto tempo aveva sete. E la notte ancora non dava segno di essere arrivata alla fine. Si fermò e si appoggiò contro il muro di pietra coperto di piante, passò una mano sul viso e nei capelli. I suoi pensieri, sempre più cupi e disperati, tornarono ancora una volta a Harry. Non lo avrebbe mai ammesso, ma quel ragazzo gli mancava. Si scosse per cercare di scacciare la sensazione di angoscia e panico che sembrava salire dallo stomaco a prendere possesso del cuore con una presa di ferro. Cosa sarebbe successo, se il ragazzo era davvero morto? Cosa, se avesse spezzato il suo collegamento prima di poter dire a Harry tutto il suo rimorso per averlo trattato così? Cosa se avesse perso uno dei suoi più brillanti studenti che avesse avuto da anni, il più brillante ( anche se odiava ammetterlo ) dopo Hermione? Avrebbe dovuto battersi per tenere il ragazzo a scuola una volta che lo avevano tra loro, piuttosto che lottare per spedirlo a casa dalla sua <amata famiglia>. Snape sbuffò al pensiero della <amorosa> famiglia di Harry, la rabbia liberava la sua mente dall'angoscia. Una vera famiglia amorevole, si sarebbe preoccupata di tutti i suoi membri. Invece, quella impediva qualsiasi relazione al ragazzo, andando assai oltre il dire che il mondo stava meglio senza <il freak>. Nell'opinione di Snape, erano proprio quelli senza cui il mondo stava meglio. Ma allora, la loro reazione provava che razza di cretino a sangue freddo era stato. Se l'era sempre presa perché Harry era una celebrità nel mondo stregonesco, quello che li aveva salvati tutti dal primo regno del terrore di Voldemort, e non aveva mai pensato che potesse essere diverso. Disgraziatamente, era stato così occupato a odiare il Ragazzo-che-sopravvisse, da non occuparsi un minimo di come stesse vivendo. Ora poteva essere troppo tardi per cambiare. Snape sospirò ancora e si scostò dal muro. Sperava davvero che avrebbe avuto una seconda opportunità con Harry. Non sapeva se stavolta avrebbe fatto meglio, ma voleva provare. Dubitava comunque di averne l'occasione. Aveva già avuto la sua seconda occasione nella vita, e non credeva gliene spettasse un'altra. Eppure gli mancava Harry, specialmente quando i corridoi divenivano scuri come erano. Ognuno aveva bisogno di luce, anche se non la poteva apprezzare a pieno.

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Giaceva là, così pallido, così silenzioso. Dove era la vita che ricordava? La manciata di giovani cocciuti che erano abituati alle sfere verde smeraldo che aveva per occhi? Tutto era nascosto sotto le palpebre abbassate e ancora carnose, forse per sempre. Sirius sospirò, spostando una ciocca di capelli dalla faccia di Harry. Ascoltò i passi che si dirigevano verso di lui, i passi ritmati di Remus.
"Cambiamenti?" chiese Remus, la voce bassa e triste.
"No", gli disse Sirius, senza muoversi per guardarlo, "Nulla."
Sirius saltò sentendo la mano di Remus sulla spalla, ma nemmeno allora smise di guardare la faccia di Harry. La mano si strinse più forte, come se carcasse di trasmettergli un po' della sua ingannevole forza. "Starà bene, vedrai," disse Remus a Sirius, col tono di chi deve convincere anche sé stesso.
Remus ignorò lo sbuffare di Sirius e proseguì, "Dumbledore pensa di aver trovato una maniera di rafforzare l'incantesimo. Spera di poterla provare di nuovo nelle prossime ore. Può darsi che stavolta funzioni."
Sirius riuscì a annuire, un leggero tendere e allungare il collo. "Lo spero."
"Sarà così," disse Remus a Sirius, prima che il suo parlare camminando lo portasse a una sedia vicino alla porta. Sirius carezzò il ricciolo disordinato e arruffato di Harry dalla sua faccia. Guardò le palpebre pallide, sperando di vederle fluttuare, anche solo un po'. Prese la mano di Harry e la strinse forte prima di abbassarla.
"Forse…" disse Sirius camminando verso Remus, senza alzare lo sguardo dal pavimento, "Forse sarebbe più amichevole lasciarlo andare."
Remus rantolò, "Sirius, come….!"
"E' verità," disse calmo Sirius. "Cosa ha qui? Niente famiglia, un padrino che potrebbe essere morto… e un pazzo che lo vuole morto."
"Sirius…" disse Remus, la meraviglia nella voce, "Non puoi dire sul serio! Lui sa che tu gli vuoi bene e vuoi stare con lui! E ci sono I Weasley! Era felice - " "Felice?!" esclamò alla fine Sirius, guardando il vecchio amico. Gli occhi erano pozze scure di dolore che riaffiorava e la faccia era pallida e segnata dalla pena. "Non è mai stato felice con i Dursley. E Tu- sai- Chi di certo gli ha strappato la gioia che aveva nel far parte del mondo degli stregoni, quando lo ha rapito poco tempo fa!" Sirius prese un respiro, guardando senza rimorsi la faccia inorridita dell'amico. "Per quanto mi manchi e vorrei che tornasse da me, da noi, forse è meglio se se ne va tranquillo." Disse Sirius a Remuis, una lacrima che colava dalla guancia e cadeva a inzuppare la tunica. "L'Oscuro Signore non gli darà occasione di morire così in pace. Questa può essere la sua ultima occasione di riposare in pace."
 "Sirius,"disse Remus, il cuore spezzato mentre l'uomo davanti a lui singhiozzava. Sirius gettò la testa giù di nuovo, e lottò per contenere le sue emozioni, ma non potevano essere annullate ancora a lungo. Si arrese e corse via dall'infermeria, senza ascoltare i disperati richiami di Remus che lo seguiva.

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Harry afferrò la coda e subito desiderò di non averlo fatto. Il serpente si scosse tra le mani, cercando di liberarsi e sibilando incomprensibile. "Mi dispiace," sussurrò Harry, "ma io ho bisogno di aiutare Snape e tu sei la mia unica via per tornare da lui."
 "Sono io?" chiese il serpente, fissando Harry con uno sguardo che assomigliava in modo sorprendente a quello stesso di Snape. "E perché mai vorresti aiutare una creatura così inutile?"
"Questo è quanto disse la fenice," rispose Harry, E E lui non è inutile. E' solo… solo…"
"Solo… Solo…" replicò sarcastico il serpente, "Solo cosa? Incompreso ?"
"Sì," gli disse Harry roteando gli occhi. "Incompreso da tutti, eccetto Dumbledore, credo."
Il serpente diede in una risata sibilante. "Bambino, tutti siamo incompresi, in un modo o nell'altro. Il dolore si nasconde nei posti più inaspettati. Non ha bisogno della tua pietà, quando tu hai ragioni a sufficienza per impietosire."
"Non mi fa pietà," scattò Harry. "E non ho bisogno della pietà di nessuno !"
 "No?" chiese schivo il serpente. "Chi ha vissuto tutta la sua vita chiuso in un sottoscala per riporre le scope? Non sei senza famiglia e senza una vera casa? Tu che hai amici e cari che ti invidiano la fama e sperano di agguantarne un poco stando con te?"
 "Questo non è vero," gli disse Harry, strizzando gli occhi chiusi. "Sono amato…"
" E per questo ti hanno abbandonato a morire?" chiese il serpente. "Noi animali non abbandoniamo, a meno che le nostre controparti umane non ci abbandonino."
"Probabilmente….Di certo pensano che sono morto, o qualcosa del genere," si inalberò.
"Ne sei certo?" chiese il serpente, annusando la vittoria.
Una lacrima cadde dagli occhi di Harry prima che gli occhi verde smeraldo si aprissero un'altra volta, determinati. "C'è solo un modo per scoprirlo. Portami da Snape!"
Il serpente sibilò di rabbia prima di roteare per portare le zanne gocciolanti su, e mordere in profondità nel braccio di Harry. Lui gridò mentre l'oscurità iniziava ad avvolgerlo. Questa volta, comunque, l'oscurità non era completa. Poteva sentire Snape e poteva avvertire altre due presenze, e seppe che Snape era in pericolo mortale. La paura si fece strada in lui mentre l'oscurità divenne completa e una fenice sorrideva in un mondo di sogno.


PERDUTI NELLE TENEBRE - Lost in the Darkness


Dumbledore emerse lentamente dalle ombre mentre guardava Remus Lupin sparire dalla stanza dietro al suo amico. Scosse la testa triste, chiedendosi dove fosse andato storto qualcosa. Non era solo ieri che c'era Voldemort, un Oscuro Signore che la comunità stregonesca temeva abbastanza da evitarne così tanto il nome? Dumbledore sedette sul letto di Harry e lisciò indietro i capelli di Harry prima di assare una mano nella sua lunga barba bianca. Si sentì vecchio e davvero decrepito mentre contemplava in silenzio Harry, ma queste sensazioni erano lievi rispetto alla sua colpa e al rimorso. Non poteva farci niente se sentiva che Severus era nel giusto quando gli disse che aveva posto troppe responsabilità sulle giovani spalle di Harry. Non era lieve per il ragazzo dover vivere così - dover morire così. Dumbledore si ricordava di essere stato giovane una volta. Si era divertito un sacco, aveva pomiciato con le ragazze e giocato a Quidditch con i suoi amici. Dopo di allora, gli uomini erano considerati gentlemen e ciascuno si supponeva fosse adulto, non importa che età avesse. Nessuno aveva mai pensato due volte a Harry che combatteva con stregoni adulti, era stato sempre considerato così giovane e inesperto. Ora Dumbledore si rendeva ridicolo per aver permesso a Harry quel ruolo, e a Harry era stato dato un assaggio di come avrebbe potuto essere la sua vita senza le tenebre che minacciavano il suo mondo. Dumbledore doveva sentirsi dispiaciuto per il ragazzo che aveva avuto un boccone in assaggio della vita da ragazzo, ma non l'aveva mai davvero potuta includere tra le proprie esperienze, e aveva il rimpianto di aver permesso a Harry di mettersi in una strada dolorosa. Se avesse potuto, Dumbledore avrebbe potuto dare a Harry un'esistenza più semplice. Una vita con qualcuno che si preoccupasse di lui e in cui l'unico mistero pericoloso fosse stato il come esplorare la Foresta Proibita senza essere scoperto da Gazza. Questa era la vita che Harry voleva e la vita che Dumbledore sapeva di non poter promettergli. Ma almeno lì c'era una possibilità, cercò di rammentare a sé stesso. Severus si era finalmente lasciato andare e provava qualcosa d'altro dal disgusto per il ragazzo. Forse si sarebbe preso cura del ragazzo quando fosse tornato, fino a che la scuola non fosse ripresa. Sarebbe stato bene per loro dover dipendere l'uno dall'altro. Si assomigliavano così tanto. E Severus aveva protetto Harry già da un po', di certo sarebbe stata una situazione piacevole per entrambi, avere l'altro su cui potersi appoggiare. Ma anche così, comunque, Harry non sarebbe stato un normale ragazzo dei suoi giorni. Nemmeno permettendo a Severus pieno campo nel suo essere protettivo poteva riparare il ragazzo, adesso. Voldemort aveva avuto successo nel prendere quella possibilità di un'infanzia normale, e distruggerla. Non importava il ridicolo, Harry era coinvolto in modo complesso nella guerra che stava arrivando, e che era già iniziata.
Dumbledore lisciò i capelli neri ostinatamente arruffati di Harry, "Mi dispiace, Harry. Vorrei poter fare che questo mondo non avesse la guerra. Fare che non debba mandarti come una bestia da macello in mezzo ai pericoli, che non debba trattarti come un ragazzo dei miei tempi. Vorrei poterti dare dei sogni senza paure…"
Harry non rispose, semplicemente giaceva lì, pallido, esile e silenzioso. "Per favore, ragazzo mio, svegliati. Ci sono tanti che vogliono vederti di nuovo," proseguì Dumbledore con voce delicata. "Non possiamo darti un'infanzia normale, ma ci preoccupiamo per te. Sirius è impazzito dalla preoccupazione e non ho mai visto la Professoressa McGongall così chiusa in sé stessa dall'affanno."
La supplica dolce di Dumbledore non ebbe effetto e lui si rese conto di aver sperato che potesse averne avuto uno. Forse Sirius aveva ragione. Forse per Harry era meglio dormire per sempre. Voldemort non gli avrebbe potuto più fare male. Sarebbe stato al sicuro, forse libero di essere di nuovo un ragazzo.

"Sono perso nell' oscurità I miei segreti, irrilevanti I miei problemi, dimenticati Le mie preoccupazioni, volate via Mi interessano i ricordi Tu mi porti nel mio cuore Mi conservi nella mente Tu sai che riposo nella gioia"

Dumbledore sussurrò tra sé la Preghiera dei Perduti prima di rialzarsi e girarsi per seguire Sirius e Remus, sperando di confortare qualcuno sge fosse sempre tra i viventi. Appena raggiunse la porta, sentì una voce gemere, "Snape!"
Dumbledore si voltò ruotando su sé stesso al suono della voce di Harry e corse al suo fianco, prendendolo appena in tempo mentre si agitava e iniziava a cadere dal letto.

**********************************************************************

Harry aprì gli occhi al vuoto scattò indietro per la sorpresa, il corpo tremava senza controllo. Stava fluttuando in un vuoto brillante, dove, da quel che poteva vedere, esistevano solo lui e la luce. La confusione scorse come un fiume in piena nel suo corpo mentre si guardava attorno disperato. "Ma - " disse dolcemente, "Pensavo che sarei stato mandato da Snape ?"
"Lo sarai," rispose una voce sibilante e conosciuta, mandando Harry a rotolare senza fine nel vuoto. "Ho solo pensato che avresti voluto ripensarci sulla tua decisione. Non posso più mandarti dagli altri, ma posso darti una morte pacifica…"
Harry si voltò per fissare il serpente, prima di osservare di nuovo il paesaggio, "Come ci arrivo dal Professor Snape?"
"E perché vuoi andarci?" chiese il serpente, "Niente ti aspetta, là. O nella vita. Voldemort ti darà sempre la caccia, e sempre ti vorrà morto. Forse, un giorno, avrà successo nella sua iniziativa. Ognuno si aspetta che avvenga. Nessuno si aspetta che tu sopravviva una seconda volta, dopo tutto."
Harry sbuffò, cinico e disilluso. "Certo che se lo aspettano. Sono Harry Potter, il ragazzo che sopravvisse. Nessuno di loro pensa nemmeno a ricordare che ho solo quindici anni."
"Ah…" rispose il serpente con un sorriso malvagio e schivo, " Ma lo fanno…" Poi la bocca del serpente si mosse: da essa non uscì la sua propria voce, ma le voci di Sirius e Dumbledore. "Forse… Forse sarebbe meglio lasciarlo andare… Sono perso nell' oscurità… Mi interessano i ricordi… "
"Questo ultimo era parte della Preghiera dei Perduti, un poema antico. Dumbledore lo stava riferendo a te. Io, personalmente, credo che ti stesse dicendo addio." disse a Harry, le scaglie nere lucenti.
Harry scosse la testa. Non poteva essere vero. Dumbledore, Sirius, non lo avrebbero lasciato andare così. Come minimo Sirius lo amava abbastanza da aspettarlo e da volere che tornasse.
'Perché dovrebbe,' qualcosa dentro Harry sussurrò triste,'Hai lasciato scappare Codaliscia. Se non era per quella tua pazzia, Voldemort sarebbe rimasto uno spettro vendicativo. Vogliono liberarsi di te. Per colpa tua, i tuoi genitori morirono!" "No…" sussurrò Harry, scuotendo la testa per negare, mentre le lacrime colavano dalle palpebre serrate.
"Sì…" sussurrò in risposta il serpente, la gioia malvagia gli riempiva la voce.
"Snape lo sapeva fin dall'inizio. Ecco perché ti odiava. Sapeva che tu lo avresti ucciso. E alla fine ce l'hai fatta."
"No…" gemette piano Harry.
Aprì gli occhi per vedere il serpente arrotolato attorno a un buco nel vuoto. Il buco mostrava Snape che camminava con fatica per un corridoio di pietra coperto di ghiaccio. Snape sembrava più vecchio mentre andava, il viso era più pallido del normale, le mani tremavano per la fatica e incespicava parecchio ad ogni passo. Le sue tuniche erano stropicciate e stazzonate, e sangue che Harry non sapeva dire se fosse di Snape o no, le macchiava in parecchie parti. Si stringeva uno dei polsi come se gli dolesse, e l'espressione del viso rifletteva la disperazione."Professore…" rantolò Harry, stordito.



Non aveva mai pensato che il suo crudele, gelido insegnante potesse essere ridotto così malamente. Era sempre apparso così forte, quasi invincibile. Un movimento alle spalle dell'area visualizzata attirò l'occhio di Harry, che rantolò appena comprese che si trattava di una delle parecchie creature oscure che stavano nel Labirinto. Tutta la paura o l' autocommiserazione vennero messe da parte e un senso di urgenza lo sommerse. Harry si lasciò sfuggire un salto verso l'immagine, "Snape!" gridò pieno di dolore mentre si agitava per raggiungere in tempo il suo insegnante. "Mandami da Snape! Fai il tuo lavoro! Mandami da Snape!"
 "Ma non puoi fare niente," sibilò il serpente. "Voi siete senza aiuti."
Harry ignorò il serpente e gridò, "Snape!"

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Harry continuò a sobbalzare e scuotersi sul letto per quella che a Dumbledore parve un'eternità. Il ragazzo era attivo adesso quanto era stato immobile prima e Dumbledore non era sicuro di quanto a lungo avrebbe potuto trattenerlo. All'improvviso, Harry si fermò. Giacque immobile, anche se gli occhi, sotto le palpebre, continuavano a muoversi. Lacrime sgorgarono dai suoi occhi e Dumbledore si chiese quando avesse iniziato a piangere. "Harry, svegliati ! Torna da noi adesso," lo chiamò Dumbledore, disperato.
"Cosa?" chiese Madama Chips, precipitandosi nella stanza; appariva confusa. "Cosa è successo?" "Ha iniziato ad avere le convulsioni e chiamava Severus," disse Dumbledore mentre iniziava a schiaffeggiargli leggero la mano, sperando di stimolarlo a svegliarsi. Madama Chips si avvicinò dall'altra parte del letto e iniziò a esaminare Harry; le mani esperte e la bacchetta si muovevano rapide su di lui. "L'incantesimo lo trattiene ancora," disse lei. "Non ho mai visto niente come questo. Deve essere collegato ora con Severus a causa dell'incantesimo che ha usato."
"L'incantesimo si sta indebolendo?" chiese Dumbledore mentre Harry sembrava agitarsi per un improvviso dolore.
"No, credo che stia diventando più forte." Disse Madama Chips, ad occhi sgranati. Un livido iniziò a formarsi sopra l'occhio destro di Harry e lo zigomo, prima che si afflosciasse del tutto immobile. Dumbledore e Madama Chips si arrestarono, stupiti. "Ma respira?" chiese Madama Chips allungandosi verso il suo polso per sentirne il battito. Dumbledore si chinò per sentire un seppur minimo respiro quando non riuscì a vedere alcun movimento del torace del ragazzo. "No…"gemette, tirando fuori la bacchetta e iniziando a farla ondeggiare sopra il corpo esanime di Harry.

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Labirinto dei Dannati 4
di angelzash2, 00:30

CERCA DI TENERLO IN VITA - He Tries to Keep His Life

"Snape!"
Snape si fermò sorpreso dal grido così familiare. Un tremore di riconoscimento e paura del suo terrore corse su per la schiena e gli torse le viscere in un nodo doloroso. Si guardò attorno per trovare la sorgente del suono, ma non poté vederlo. "Harry," gridò mentre si girava tutto attorno, sperando oltre ogni speranza di poter trovare Harry là. Con orrore, l'unica cose che trovò dietro sé fu una creatura molto larga, che assomigliava a un ragno. Snape sapeva che creatura fosse, ma nel suo stato di debolezza, non riusciva a ricordare.
 "No…" mormorò, il corpo dolorante e maltrattato che lo stava avvertendo di un altro prossimo collasso. "Non un altro. Potrà mai finire questo Labirinto infernale ?"
Il ragno si levò e saltò verso Snape, le sue mandibole del tutto aperte mentre gridava la sua fame. Snape cercò di scansarsi a lato, ma il suo corpo era troppo stanco. Crollò sul terreno, colpendolo con un "Oof" e poi restò steso ed esposto alla bestia che attaccava.
 "No!" giunse un grido, più forte di prima e molto più pieno di orrore.
Un corpo brillante si precipitò nella visuale di Snape e colpì la creatura, rimbalzando nella parete opposta. La creatura si spiaccicò sull'altra parete e scivolò stordita sul pavimento. Snape si volse e puntò la bacchetta, animandola con il suo lato più nascosto gridò, "Avadra Kedavra!" La creatura parve crollare quando la luce verde la colpì e Snape si voltò verso il suo salvatore.
"Harry," chiamò, il panico che si levava appena vide l'esanime immobilità del ragazzo. "Harry… no… svegliati…" La voce di Snape era roca, ma a stento ci fece caso mentre arrancava verso il corpo di Harry. Strinse a sé il ragazzo e riposò contro la parete, aspettando che Harry si svegliasse e rifiutando di credere che non l'avrebbe fatto.

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Madama Chips mise in giro per magia nel castello la notizia che quell'incantesimo doveva venir lanciato presto. Per primi arrivarono gli Weasley, seguiti dalla McGongall, Hermione, Ron, a cui era stato permesso di partecipare questa volta per dare più potere alla magia. Sirius e Remus arrivarono per ultimi; Sirius appariva molto angosciato, il viso gonfio e rosso, la pelle pallida segnata. Remus appariva meglio, ma i suoi occhi erano accompagnati da una tristezza che indicava a chiunque vedeva i due uomini, che questi avevano un bisogno estremo di piangere.
"Svelti," disse a tutti Dumbledore, una volta che si furono radunati. "Se vogliamo salvare la vita a Harry, dobbiamo lanciare ora, di nuovo, l'incantesimo."
"Cosa è successo?" chiesero in contemporanea la signora Weasley e Sirius. "Prendere posto, grazie. Non c'è tempo per spiegare adesso." Disse Dumbledore impaziente quando la signora Weasley strizzò gli occhi al gruppo radunato. Ognuno si mosse svelto verso il suo posto; la tensione li faceva sembrare come se potessero avere un attacco di cuore da un momento all'altro. Dumbledore annuì e lanciò un incantesimo per immobilizzare Harry, prima di prendere posto a sua volta. "Credo che funzionerà,"sussurrò Ron a Hermione mentre si prendevano per mano.
 "Lo spero," rispose in un sussurro, ansiosa. "Non credo che Harry sopravviverà, se non ce la fa questa volta."
Lei sentì Sirius bestemmiare colorito dietro di lei e subito si rimangiò le parole. "Sono carta che ci riusciremo, Sirius," gli disse. Sirius annuì, ma era chiaro che lei e Ron non credevano a una parola. Hermione sospirò e portò la sua attenzione alla cerimonia che stava iniziando; la speranza che non stesse mentendo cercava disperatamente di diffondersi nei loro cuori.

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Harry aprì gli occhi per vedere un distratto Professor Snape che lo stava stringendo stretto al petto. Snape pareva dormire sodo, ma appena Harry si scosse , mantenne la presa sul ragazzo. "Harry," disse roco Snape mentre lottava per allungarsi dalla posizione in cui era.
"Professore, stai bene ?" disse Harry, un po' sorpreso. Era stato certo che sarebbe arrivato tardi per salvare il professore.
"Certo, che sto bene," scattò Snape. "E perché hai fatto così? Quella era una pazzia! Potevi esserti ammazzato, ragazzo!"
Harry ammiccò al tono del professore e al suo volume, la voce faceva male alla testa e il tono gli feriva il cuore. Non gli piaceva che il Professore gli parlasse così. Gli faceva sembrare di aver sbagliato a cercare di salvare Snape, ma cosa altro avrebbe dovuto fare ? "Mi dispiace, ma -"
"Ma ? Ma cosa, Potter? Hai voluto di nuovo giocare a fare l'eroe," Sbuffò Snape, anche se la sua presa su Harry pareva in qualche modo più stretta.
"No! Volevo aiutarti," protestò Harry."Volevo che vivessi e tornassi a Hogwarts!" Snape parve spaventato e guardò lontano da Harry, la faccia tesa e gli occhi che luccicavano come perle nere. Aprì la bocca come se dovesse dire qualcosa quando Harry rantolò e il dolore si diffuse nel braccio.
 "No," mormorò Snape incespicando dolorosamente. "Tieni duro, Harry. Ti porterò al sicuro."
"P-pro-professore," implorò Harry nonostante il dolore, "P-per favore, so-sopravvivi. Ti prego…"
"Siamo quasi nel centro, Harry, ci siamo quasi. Tieni duro e ci salveremo," disse Snape al ragazzo che brillava tra le sua braccia. "Ce ne andremo insieme." Snape si mosse più svelto che poteva giù per l'ultimo corridoio e voltò verso il centro del Labirinto. Era largo e verde, fiori e cespugli decoravano il prato verde, rendendolo tanto bello quanto il Labirinto era stato cupo. Il sollievo si diffuse in Snape, quando lo vide e arrancò verso il centro, dove scivolò a terra con Harry in grembo.
"Ce l'abbiamo fatta, Harry," disse senza fiato. "Sopravviveremo, Harry. Tu vivrai !" Snape rivolse quello che doveva essere il primo sorriso felice in tanti anni a Harry. Ma scomparve alla vista di quanto i suoi occhi osservarono nel suo grembo. La luce di Harry si era abbassata e ora sfarfallava parecchio. I suoi occhi erano chiusi e la bocca ciondolava aperta in uno sforzo inconsapevole per respirare. Alla vista, il cuore di Snape quasi si fermò e le lacrime sgorgarono dagli occhi, appena lo colpì la terribile consapevolezza di essere arrivato troppo tardi.
 "No," ansimò,"non ora. Non ora! Eravamo così vicini! Svegliati, Harry, svegliati!"
Snape scrollò il ragazzo in un tentativo disperato di riportarlo indietro. Infine, Harry si stiracchiò con un mugolio e fissò Snape con occhi aperti per metà. Gli occhi verdi parevano scintillare con decisa rassegnazione. Snape tirò indietro dei ciuffi di capelli neri dagli occhi del ragazzo, triste. ""P-professore…" ansimò piano Harry.
"Ssshhh…." gli disse Snape. "Stai calmo e risparmia le forze. Mi aspetto di vederti alle mie lezioni all' inizio del trimestre."
Harry sorrise debole, "Vivi, Professor Snape, ti prego, vivi."
 "No," pianse Snape come gli occhi di Harry si chiusero e lui scomparve. "Tu sei quello che dovrebbe vivere ! Tu! Non sono degno della tua ridicola compassione!"
 "Non preoccuparti," disse un'acuta voce fredda da dietro Snape. "Non ha importanza. Lo raggiungerai proprio presto, Snape." Un tremore di paura percorse il corpo di Snape appena si voltò per fronteggiare l'uomo che più teneva, Lord Voldemort.




NON CAPISCE MAI LA VERITA' - He Never Understands the Truth

Snape si drizzò verso la figura scura e imponente di Lord Voldemort e provò… nulla. Il suo cuore sembrava essere diventato un vortice vuoto che non poteva neppure dirsi scuro. Gli occhi erano inespressive pozze scure, la faccia una rappresentazione fisica di quanto adesso esisteva dentro di lui, ed erano le sole caratteristiche presenti del vuoto che ora lo raggiungeva, corpo, mente e anima. D'altra parte, Voldemort era immobile con un sorriso che si allargava sui lineamenti da serpente del suo viso. Aveva catturato un sorcio che non fosse Codaliscia e si era liberato di Harry Potter. Era la migliore notte della sua vita e progettava di godersela fino alla fine.
"Così," Voldemort strascicò le parole con una voce che Snape riconobbe come quella che prometteva di tutto, compreso che chi ascoltasse fosse atteso da una lunga e dolorosa morte. "Ho catturato il traditore nel bel mezzo del Labirinto. Non solo, ma lo ho catturato mentre piangeva sul defunto Harry Potter. La vita attorno a me mi sta sorridendo, non diresti, Severus Snape?"
Snape si limitò a guardare il suo vecchio padrone con occhi che non vedevano. Per un momento, Voldemort ebbe paura che pure Snape fosse morto, e grugnì a fondo nella gola al pensiero di qualcun altro che gli sfuggiva.
"Ti sei unito al tuo studente, Traditore?" chiese freddo Voldemort, la rabbia che alzava il timbro della voce e pareva più pericolosa di prima.
Snape non rispose, rimase immobile a perdersi nel nulla. Per tutti sarebbe apparso come una conchiglia vuota. Voldemort tirò un acuto grido e puntò la bacchetta a Snape, "Crucio!"
Snape cadde in avanti, qualcosa finalmente era visibile sulla faccia pallida, giallastra - dolore. Il dolore lo costrinse a rotolarsi sul pavimento, il corpo che per istinto cercava di proteggersi ripiegandosi in posizione fetale. La faccia contorta dall'agonia e le sue vesti già stazzonate si strapparono ancora di più contro il pavimento di pietra. La sua bocca si spalancò in un grido silenzioso, ma nessun suono venne da lui, se non il lieve strapparsi dell'abito. Finalmente, dopo un minuto di tortura, la vita scattò di nuovo negli occhi di Snape e in lui: i ricordi. Rivide Harry come un piccolo del primo anno, ancora una volta che rideva e complottava di tenersi fuori sia da lui che da Voldemort. Vide Harry afflosciato sulla scopa maledetta mentre roteava incontrollato nel campo di Quidditch. Vide sé stesso, un dodicenne scheletrico, chiamare un serpente perché non facesse male a un compagno. Si vide cercare di apparire innocente quando aveva invece fatto confusione a lezione. Ricordò il dolore negli occhi di un ragazzo quando i compagni se la rifecero con questi, grazie a una pernacchia. Si vide tredicenne, spavaldo, che ignorava il passato. Si guardò di nuovo, mentre difendeva suo padre con la passione che solo un ragazzo innocente può mostrare. Il suo cuore si strinse di nuovo ( o forse era la maledizione) quando seppe che Sirius Black, che era stato quasi ucciso, era stato a un solo letto da lui. Ebbe panico ancora quando vide che Harry era con l'instabile mannaro e con Sirius. Divenne arrabbiato quando il ragazzo lo evitava di nuovo, e gli negava la riconoscenza meritata dai suoi sforzi per proteggerlo. Ebbe paura appena seppe che Harry sarebbe stato un Campione del Torneo Tre Maghi, e avrebbe rischiato la vita dove lui, Snape, non poteva proteggerlo. Sogghignò con orgoglio e sospirò rassegnato quando comprese che Harry aveva usato il gillyweed per competere nella seconda prova. Sospirò di nuovo vedendo il ragazzo dal cuore tenero assicurarsi che tutti I partecipanti tornassero illesi, quasi rimettendoci la prova e il torneo. Rantolò inorridito appena fu consapevole che Harry era quasi morto parecchie volte durante l'anno mentre lui se ne camminava ignaro nelle sale di quello che era ritenuto il posto più sicuro al mondo. Lo vide, era un relitto squassato quando, dopo aver affrontato la sua quasi mortale battaglia contro Voldemort, ne era tornato con un cadavere e con la consapevolezza che qualcuno era morto a causa dell'ossessione che un pazzo aveva contro di lui. Durante tutto il tempo, Snape non emise suono. Concesse ai ricordi di bombardarlo, orgoglioso per la complicità del ragazzo e con la paura per la propria vita che tornava a tutta forza. E non paragonò più lui con suo padre, vide solo Harry, un ragazzo che appariva troppo come un altro che Snape un tempo avrebbe voluto frequentare, e dopo avrebbe voluto liberarsene. Non aveva sempre odiato il padre di Harry, una volta aveva osato credere che fossero amici, se solo James e gli altri gli avessero dato l'occasione. La naturale inclinazione della cute e ungere i suoi capelli, la natura fredda e il comportamento, per non dire degli <amici> che aveva già, avevano impedito. Lui era Serpeverde, loro erano Grifondoro. Non c'era altro da sapere. Quello fu quanto Snape adesso vide, il figlio di un uomo che aveva ammirato segretamente e per molto tempo avrebbe voluto imitare, non più il figlio di un uomo che aveva odiato. Aveva cambiato tantissimo Harry, e resto Snape odiò il suo carattere sarcastico e arrogante, e avrebbe voluto cambiare in tempo. Voleva poter riportare Harry indietro, se non altro per scusarsi di non aver compreso entrambi e il modo in cui potevano andare le cose. Desiderava di aver potuto frequentare entrambi i ragazzi che erano giunti a Hogwarts come magri e sgraziati, ma coraggiosi undicenni e prevalse la sua ammirazione. "Hai niente da dirmi adesso, mio silenzioso imbecille ?" gli chiese Voldemort, la voce ancora più acuta e piena di piacere sadico. Snape guardò su verso Voldemort; il dolore si stava attenuando senza l'incantesimo che lo alimentava. Non sentiva paura e da qualche parte nella sua mente una campanella di allarme suonò rendendosi conto, ma lui la ignorò. Ricordò la supplica del ragazzo di vivere, ma non sapeva se ce l'avrebbe fatta a andare avanti senza di lui. Harry era di più di una vittoria del bene sul male, era il simbolo personale di Snape di speranza. E anche se Snape avesse potuto sopravvivere senza quella speranza, dubitava di poterlo fare adesso che era intrappolato da Voldemort. Non aveva più forze per combattere.
Snape decise di fare le sue scelte, qualunque cosa gli riservasse il fato, e guardò dritto negli occhi inumani, rossi, di Voldemort.

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Harry stava nuotando in un mare di disperazione, di anime perse e dei loro dolori. Pensò di averne riconosciute qualcuna tra quelle perse lì, ma non riusciva a fermarle prima che il dolore iniziasse a estendersi a lui. 'E questo il mio aldilà?' pensò cercando di gridare per il dolore. Non c'era suono, lì non aveva una bocca per emetterne. Si sentì risucchiato fuori dal mare denso e fu terrificato. Stavano progettando di prenderlo per trattarlo ancora peggio? Voleva gridare a Snape i a Sirius. Non voleva chiamare il Professor Lupin o Dumbledore. Forse la signora o il signor Weasley, sebbene non voleva far loro male se non era necessario. Voleva che qualcuno lo salvasse, qualcuno che sapeva di potersi fidare. Lacrime inesistenti volevano sgorgare quando comprese che l'unica delle persone che aveva incontrato e amato non poteva salvarlo. Probabilmente, Snape stava ancora combattendo per la propria vita nel Labirinto. Snape, l'unico uomo che era stato dalla sua parte fino da quando era un impacciato ragazzino del primo anno. L'unico che lo vedesse per quello che era ed era stato. E Harry sapeva di volergli bene. Harry permise alla spinta invisibile di prendere possesso di sé mentre ricordava Snape e lo vide con una nuova luce. Snape lo aveva sempre protetto. Poteva averlo trattato in modo orribile, ma non era stato mai come i Dursley, che non avevano mai fatto niente nell'interesse del loro nipote. Snape, comunque, aveva rischiato esponendosi, pur di salvarlo. Lo aveva seguito in qualcosa che considerava pericoloso e aveva cercato di tenerlo riparato. Nella sua bizzarra maniera, era stato come il signore e la signora Weasley. Ora Harry sapeva che l'amore può giungere in varie forme. Sapeva di voler bene a Snape. Lo amava proprio perché era simile agli Weasley o a Sirius. Snape era per lui più di un mentore o un insegnante, Snape stesso era intervenuto quando si era disturbato a preoccuparsi per lo sciocco piccolo avventuroso ragazzo che assomigliava al rivale, da tempo morto. Harry sperava solo che Snape sopravvivesse per scambiare quella sua specie di nuovo amore parentale con qualcuno meno cieco che se ne accorgesse. La luce penetrò il mare e trascinò Harry per tutto il percorso, dentro e fuori, accecandolo. Gridò e si spaventò con la sua stessa voce. Il dolore e a cecità arretrarono; cercò disperatamente di vedere dove fosse. Voci arrivavano da tutte le parti e lo prese il panico, quando comprese di non potersi muovere. Si zittì e impiegò tutte le sue energie nel muoversi. Prima fece muovere le dita delle mani, che si contrassero nel movimento,seguite dalle braccia. Poi vennero le dita dei piedi. Si mossero abbastanza bene, così mosse i piedi e le mani e poi il corpo. Giaceva nel letto, agitandosi; capì che era un letto di infermeria. Infine si lasciò calmare dalle voci attorno a lui, avvertendo una stanchezza tale da minacciare di farlo tornare in un sonno di guarigione.
 "Harry! Harry," una voce insistente lo chiamava disperata.
Harry si girò e vide Sirius in piedi vicino a lui, proprio accanto a Dumbledore, entrambe le facce offuscate dalla sua vista. Harry rimise a fuoco lo sguardo su Dumbledore, mentre il sonno minacciava di sopraffarlo. Aprì la bocca, ma la voce si rifiutò di uscire. Cercò disperato Dumbledore, tornando di nuovo frenetico. Doveva trovare aiuto per Snape, doveva salvarlo !
"Sei salvo ora, Harry," gli disse Dumbledore, "Cerca di calmarti."
Harry scosse la testa rapido, i capelli ribelli, inzuppati di sudore, svolazzarono. La bocca si aprì e chiuse, la gola faticò a raccogliere abbastanza aria da emettere suono. "Snape…" gracchiò alla fine Harry.
"Snape," ripeté sorpreso Sirius. Dumbledore rimase immobile dalla sorpresa. "Snape..." disse di nuovo Harry. "Aiuto...Vol...Vol...Vol...de...mo...mort..."
"Shhhh… è in salvo, Harry," cercò di calmarlo la signora Weasley, dall'altra parte. Lui la ignorò e fissò lo sguardo su Dumbledore, mentre stava immobile per conservare l'energia e cercare di parlare. "Lab...rinto," disse, perdendo alla fine la sua battaglia per restare sveglio, "Damn."
 "Lo dicevo," disse Ron in modo penoso quando vide gli occhi dell'amico chiudersi ancora una volta. Hermione rantolò un singhiozzo e si strinse nelle tuniche. Ron le mise un braccio attorno.
"Harry," pianse Sirius, cercando di scuotere Harry per svegliarlo. "Harry! No! Sveglia!"
"Fermo," ordinò la voce decisa di Madama Chips, che si fece strada la letto e iniziò a ricontrollare Harry. Dumbledore rimase immobile vicino al letto e la guardò lavorare, rimuginando sulle sue parole. "Sta solo dormendo," annunciò alla fine. "Potrà svegliarsi anche da solo."
Un sospiro di sollievo venne da tutto il gruppo nella stanza. "Grazie a dio," ansimò Sirius, crollando sullo stesso letto, vicino a Harry.
"Attento!" ordinò Molly Weasley mentre lo guardava afflosciarsi quasi sul ragazzo che considerava ormai come una sua proprietà. "Puoi essere vicino a chiunque, ma non puoi fargli male di nuovo !"
"Non potrei mai fare male al mio figlioccio," scattò Sirius in risposta appena si fu ripreso dall'istintivo bisogno di rannicchiarsi che tutte le figure materne potevano ispirare anche nell'uomo più spavaldo.
 "Bene, tu lo hai quasi -" la signora Weasley si fermò brusca mentre Dumbledore ruotava su sé stesso e correva affrettato verso la porta. "Dumbledore! Cosa? Dove stai andando?"
 "Al Labirinto del Dannato," gridò quasi Dumbledore, dando le spalle mentre varcava la soglia. "A salvare Severus!"

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Codaliscia guardò Harry sparire dalle braccia di Snape e provò una sensazione come se affondasse il suo stomaco. Harry gli aveva salvato la vita quando nessun altro lo avrebbe fatto e nonostante ciò, tutto quello che Codaliscia aveva saputo fare, era guardarlo morire. Tremò quando l'Oscuro Signore si avvicinò e provò a spaventare Snape. La figura malridotta del Maestro delle Pozioni, un tempo così formidabile neppure si ritrasse, nonostante Codaliscia tremasse anche per lui dalla sua posizione avvantaggiata. Era agghiacciante l'incoscienza dell'uomo e Codaliscia non era certo di cosa gli stesse accadendo, sulle prime. L'uomo era troppo impietrito per mostrare paura? Si girò dalla scena mentre l'Oscuro Signore malediva Snape, ma tornò a guardare appena l'assenza di suoni colpì le sue sensibili orecchie di ratto. Gli occhi si sbarrarono quando vide Snape contorcersi sul terreno in un silenzio quasi perfetto.
'Non è la paura che lo fa stare zitto,' comprese Codaliscia con uno scatto, ' è lo shock. O il terrore. O forse, entrambi..." Codaliscia rimase immobile, impotente verso il Serpeverde che aveva più coraggio della maggior parte dei Grifondoro che avesse mai conosciuto. Fece vergognare Codaliscia e gli fece rimpiangere che lui, un Grifondoro, avesse tradito i suoi amici in modo così orribile, mentre un Serpeverde poteva aiutare e proteggere con tale coraggio. Esitò per un momento, la sensazione familiare della paura che strisciava nello stomaco, prima di zampettare senza farsi vedere verso Snape, che aveva proprio allora smesso di contorcersi. Si nascose nelle vesti, appena Snape si sedette e guardò chi lo avrebbe ucciso. Si era nascosto troppo a lungo dietro la sua codardia, e ora avrebbe voluto finirla. Avrebbe salvato Snape. Forse non lo avrebbero mandato ad Azkaban…. Spavaldo, Snape guardò Voldemort negli occhi e disse quelle parole che costrinsero Codaliscia a chiedersi se non avesse dovuto piuttosto girare la coda e correre, mentre una nuova ondata di paura e shock corse attraverso di lui. "Uccidimi."


CHE VIVA IL MIGLIORE - That He Lived the Best

Sirius guardò Dumbledore affrettarsi fuori dalla stanza, confuso. Snape era nei guai? Negli ultimi tempi, aveva sentito che Snape era andato a fare la spia su Voldemort, ma era successo molti anni addietro. Voleva dire che era stato catturato ? Gli occhi di Sirius si sbarrarono appena comprese. Snape era stato catturato - ed era successo a causa del suo essere andato a salvare Harry una settimana prima. Snape aveva rischiato tutto per salvare il suo figlioccio, e poteva costargli così tanto.
"Devo aiutarlo," disse subito Sirius, senza guardare nessuno in particolare.
Di scatto, Lupin e gli Weasley lo guardarono, "Cosa?"
 "Snape," disse Sirius alzandosi in piedi. "Ha salvato Harry. Devo aiutarlo." "Aspetta," gli disse Lupin, mettendosi in mezzo come se il suo corpo fermasse Sirius. "Ci penserà Dumbledore. Possono esserci Dissennatori, là. Non sopravviveresti a un incontro con loro."
Sirius scosse la testa, mandando i suoi capelli ispidi a svolazzare qua e là. "Devo andare. Potrebbe morire perché ha aiutato Harry. Ha salvato il mio figlioccio. Devo andare." Sirius guardò Lupin negli occhi e disse solenne, "Fargli da guardia ?" Lupin parve voler controbattere ancora, ma si limitò a serrare la mascella e annuire rapido. Un silenzioso doppio singhiozzare risuonò nella stanza mentre la signora Weasley sosteneva Hermione e iniziava a piangere sulla spalla del marito. Sirius sorrise alla vista del padre e del figlio che cercavano di confortare le loro donne.
Sirius si voltò e lisciò indietro i capelli di Harry dalla sua fronte, triste, "Non vorrei davvero lasciarti mai. Hai sempre meritato di più." Le lacrime spuntarono negli occhi di tutti, alla scena così toccante, anche se gli occhi di Sirius apparvero asciutti quando si trasformò il cane e corse via dalla stanza. Harry mormorò nel sonno, come in una protesta inconsapevole.

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Dumbledore camminò svelto attraverso il castello, prendendo ogni corridoio segreto poteva ricordare nella sua corsa verso i terreni. Alla fine raggiunse la porta e si precipitò fuori, senza neppure darsi pena di richiuderla alle sue spalle. Svelto corse dai campi del castello fino alla zona dove poteva trasportarsi, notando a malapena il grosso cane che si affannava a corrergli dietro. Dumbledore si diresse verso un punto preciso appena fuori dei cancelli di Hogwarts e guardò in basso, verso il cane. "Cosa credi di fare, Sirius?" chiese al cane.
Il cane ritornò ad essere un uomo e guardò con decisione Dumbledore. "Vengo con te, a salvare Snape."
"Credevo che tu lo odiassi, Sirius," gli disse placido Dumbledore, senza lasciare trasparire l'ansia.
"Ha salvato il mio figlioccio per mettersi di persona in questo guaio, il minimo che posso fare è aiutarlo a uscirne," gli rispose Sirius.
Dumbledore vide che Sirius chiudeva la mandibola in un modo determinato, che ricordava fin dai tempi della scuola poiché significava che la dura cocciutaggine di Sirius stava entrando in gioco a pieno. "Va bene," sospirò Dumbledore; guardava il cielo diventare più luminoso con l'alba che incombeva. "Aggrappati a me. Ci teletrasporteremo insieme e ti guiderò là." Sirius annuì e avvolse un braccio attorno a Dumbledore, la sua mano libera impugnava la bacchetta. Dumbledore estrasse la sua e fece cenno a Sirius. Con un POP! i due uomini scomparvero, un attimo prima che il sole si affacciasse all'orizzonte.

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"Uccidimi," ripeté Severus Snape allo stordito Oscuro Signore che lo sovrastava. "Lo fai sempre, comunque, non è vero ? Stai solo aspettando che prima uno con metà del mio talento per le pozioni, venga con te e mi rimpiazzi."
Un sorriso ironico spezzò la faccia da rettile mentre guardava il suo servo di un tempo che ora lo fronteggiava. Oscillò pigro la bacchetta, tenendola puntata con attenzione su Snape per tutto il tempo. Si chinò verso di lui e fece un passo per andargli più vicino, i movimenti calmi e imperiosi. "Così," disse gelido, la sua voce acuta quasi formava ghiaccioli. "Tu vuoi morire. Non permetterò che sia tanto facile per te. Forse ti lascerò vivere. Come minimo, finché non avrò conquistato Hogwarts e ammazzato quel vecchio imbecille di Dumbledore."
Un piccolo bagliore di vita si accese per un istante negli occhi di Snape, prima di svanire, senza lasciare traccia di esserci mai stato. Continuò a fissare senza sentimento Voldemort, i suoi occhi mai lasciavano quelli rossi e maliziosi.
"Tu credi che vincerai solo perché puoi sconfiggere Harry Potter,"gli disse Snape. "Harry era solo un ragazzo indifeso, ma Albus Dumbledore è uno stregone cresciuto con poteri che, in caso, potrebbero sconfiggerti."
 "Crucio!" gridò a Snape, pieno di voglia di vendicarsi. "Come osi dare per scontato che quel vecchio idiota è più grande di me! Sono Lord Voldemort e ho trovato l'immortalità! Sono il più grande stregone mai vissuto ! Anche più grosso dello stesso Merlino!", ruggì Voldemort infierendo sul corpo maledetto di Snape, che si contorceva.
Snape sopportò la maedizione in silenzio, sperando che sarebbe finita presto. Scoprì di essere esausto da questa battaglia. Non era più un uomo giovane.
 "E ora, cosa hai da dire?" gli chiese Voldemort e abbassò la bacchetta dalla figura di Snape, che ancora si agitava..
"Tu perderai, Tom Riddle," disse calmo Snape all'Oscuro Signore, la voce piena di dolore residuo. Voldemort irato sollevò la bacchetta per maledire Snape ancora una volta, ma subito fu bloccato da un uomo stempiato e tremante. Peter Pettigrew stava davanti a lui, in forma umana, fronteggiava il suo padrone tremando di paura. "Expelliarmus," strillò, puntando la bacchetta verso Voldemort e impedendo a tutte le sue paure di entrare nella voce. Voldemort volò verso il centro del Labirinto e sopra un alto cespuglio ruggendo di rabbia.




Pettigrew si voltò verso Snape, quasi cadendo nel muoversi, e subito si raddrizzò . "Dobbiamo correre! Tornerà presto,!" disse Pettigrew a Snape mentre si chinava per aiutarlo ad alzarsi.
"Cosa è successo, Codaliscia? Alla fine hai trovato il fegato ?" chiese Snape, fulminando con lo sguardo quello che doveva essere il suo salvatore, sapendo che era comunque troppo tardi.
"Forse," squittì Pettigrew, girandosi a fronteggiare Voldemort, che poteva sentire tornare alla carica attraverso i cespugli.
"Codaliscia," gridò Voldemort, la sua ira che sembrava essere una cosa concreta. Sollevò la bacchetta verso il tremante Codaliscia e aprì la bocca per parlare - "Expelliarmus," giunse una voce familiare. Snape e Pettigrew si voltarono per vedere Sirius Black e Dumbledore in piedi, proprio nel bel mezzo del centro del Labirinto.
Voldemort rimandò l'incantesimo e si voltò a fronteggiare sia le sue vittime che i loro salvatori, "Dumbledore. Ci si incontra di nuovo."


QUANDO SI LASCIO' ANDARE - When He Let Go

Era l'alba e il sole si stava alzando sul Labirinto, illuminando il cielo, ma non l'umore cupo di Draco. Lui dubitava che il sole stesso potesse cacciare via le profonde, durevoli paure che adesso privava dopo quella notte d'inferno. I Mangiamorte se ne erano andati per dare aiuto al proprio Oscuro Signore, lasciando soli Draco, Pansy, Goyle, Crebbe, a pensare a quanto sarebbe potuto accadere. Crabbe e Goyle sembravano sconclusionati come sempre, e sedevano sotto un albero a guardare Pansy che ciondolava malinconica su Draco. Pansy era estasiata come solo una donnetta sapeva essere. "Ooooh," tubò all'orecchio di Draco, facendolo ritrarre. "Pensi che lo abbiano già ammazzato, Draco? Pensi che l'Oscuro Signore li abbia già uccisi ?"
Draco non le rispose, si limitò a stare in piedi immobile davanti al Labirinto, mentre il sole saliva più alto nel cielo che si illuminava. In una certa misura, avrebbe desiderato che quello ammazzato fosse stato l'Oscuro Signore. Stava cercando d'evitare di diventare un Mangiamorte; non importava quello che avrebbe detto Potter e la sua ghenga, le Forze Oscure non gli piacevano affatto. Aveva solo una buona curiosità per tutte le cose scure.
"Pensi davvero che Potter sia morto, Draco?" gli chiese Crabbe, quando vide che non rispondeva.
"Chi se ne frega ?" Draco camminò fino a portarsi tra i corpi larghi di Crabbe e Goyle, sperando così di scoraggiare Pansy. Non ebbe tanta fortuna, lei si adagiò contro il suo fianco e si strusciò vicina. Draco grugnì e si arrese, cedendo finalmente al suo bisogno di riflettere. Erano cinque anni dalla prima volta che aveva incontrato Harry Potter e ancora sperava, nel profondo, di poter frequentare il Ragazzo- che -sopravvisse. Sapeva che se, in qualche modo, fosse accaduto, sarebbe stato libero dalle lusinghe dell'Oscuro Signore, e salvo dalla costrizione paterna di consegnare la propria vita alle tenebre. Draco sapeva che Harry Potter non avrebbe lasciato uno dei suoi amici venire fatto soffrire da una simile esperienza. Potter era troppo legale per permettere che anche la persona fredda e distaccata di Draco fosse nata per finire dannata.
"L'Oscuro Signore ci darà un sacco di vittime con cui giocare," Pansy rassicurò i tirapiedi del suo ragazzo, e ricacciò uno sbadiglio.
Un tremito di disgusto percorse il corpo di Draco; Pansy ignorò e preferì strofinarsi più stretta.
"E il Professor Snape?"chiese Goyle.
"L'Oscuro Signore sta per ucciderlo," rispose Pansy con una risatina, "Se lo merita proprio, ora. Non solo non mi ha mai dato un voto decente, ci ha traditi tutti per Dumbledore."
"Oh," disse Goyle, piuttosto triste.
Draco, silenzioso, fu d'accordo con Goyle. Gli era piaciuto l'insegnante sarcastico, con lui sentiva un'affinità che non aveva mai sentito con alcun altro, prima. Snape in un certo senso era come diventato il suo mentore, e gli sarebbe mancato moltissimo, anche se stava per morire per aver agito come un misero Grifondoro. Una sensazione di stretta iniziò a spargersi nelle viscere di Draco, che si sentì a disagio nell'esser vicino a chiunque, soprattutto a quei tre che chiamava amici. Si alzò di scatto e Pansy gli cadde di dosso con un piccolo squittio. "Draco?" chiese, un po' arrabbiata e un po' incerta.
"Ho caldo," disse semplicemente Draco, lottando per fermare un tremito che non aveva a che fare niente con il tempo.
"Puoi usare me come cuscino, Pansy," le disse speranzoso Crabble , con un ghigno idiota. Pansy lo guardò disgustata prima di alzarsi e controllare l'entrata del labirinto. Draco la osservò per qualche minuto prima di dare le spalle al labirinto per vedere l'alba. "Che peccato che il sole non può bruciare via tutte le paure," mormorò tra sé.
"Huh," dissero insieme Crabble e Goyle.
"Zitti," scattò verso loro Draco con un sospiro. I due fecero un obbediente silenzio mentre guardavano Draco che continuava a stare immobile in attesa della fine della battaglia.

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"Dumbledore," ansimò Snape, la voce meravigliata. Non si era atteso davvero un salvataggio.
"Sì, Severus," rispose Dumbledore, senza staccare gli occhi da Voldemort. "Abbiamo sentito che eri nei guai e siamo venuti per aiutarti."
 "Non potrai continuare mettere nei guai questa testa unta!" disse Sirius a Voldemort, con un sorriso malvagio.
 "Credo che quello sei te," disse Snape freddo, un pizzico della sua vecchia natura che iniziava a tornare nel corpo gelido.
"Ah," squittì Codaliscia, appena vide Voldemort alzare improvvisamente la bacchetta e puntarla a Dumbledore. Questi ruggì un incantesimo verso Voldemort mentre, insieme a Sirius, si rotolava per evitare un ben diretto "Avada Kedavra!"
Voldemort volò all'indietro, colpendo il muro di pietra coperto di edera con un alto grido di rabbia. Si rialzò immediatamente e fece per correre verso Dumnbledore mentre i suoi Mangiamorte iniziarono ad accorrere dalle entrate. Voldemort sollevò la bacchetta e aprì bocca per gridare la maledizione mortale. "Dumbledore," gridarono Snape e Sirius all' unisono, gettandosi per spingere al sicuro Dumbledore. Non ci riuscirono, Codaliscia fu più veloce. Saltò e spinse da parte Dumbledore mentre il proiettile di energia esplodeva fluttuava sopra le loro spalle e colpiva un albero massiccio che stava dietro di loro. L'albero esplose in mille pezzi, le schegge volarono. Un grosso pezzo roteò e precipitò, infilzando Codaliscia al petto e mancando a stento Dumbledore.
"Peter," rantolò Dumbledore, gli occhi sbarrati. Sirius si fermò, fissandoli pieno di sorpresa, "Lui…lo ha …salvato…"
"Expelliarmus," gridò una voce rauca e irata. Sirius guardò su e vide Snape che puntava la bacchetta là dove era stato Voldemort. Voldemort ora stava sdraiato sul freddo pavimento di pietra vicino ad una delle entrate, i suoi seguaci lo circondavano e lo guardavano. Gli altri guardavano, storditi, Codaliscia, un tempo codardo. "Avada Kedavra,"gridò la ben riconoscibile voce di Lucius Malfoy. Dumbledore si chinò e la maledizione volò tra i cespuglidietro la sua testa e rimbalzò contro un muro dalla parte opposta del centro, facendone volare i mattoni. "Stupeficium!" strillò Dumbledore in risposta. Malfoy si mosse per bloccare l'incantesimo, ma non fu abbastanza veloce e scivolò silenzioso a terra. Dumbledore raccolse Codaliscia tra le braccia, mentre guardava Sirius e Snape che stavano fianco a fianco dove lui stava prima.
Un forte POP risuonò nella radura quando Dumbledore si teletrasportò con Codaliscia e i Mangiamorte iniziarono a rimettersi in moto nuovamente. Sirius si rimise in azione e agguantò con la mano l'avambraccio di Snape; insieme si trasportarono di ritorno a Hogwarts, un attimo prima che le maledizioni dei Mangiamorte potessero raggiungerli.

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Snape si affrettò verso Dumbledore e Codaliscia con Sirius al suo fianco, appena riapparirono fuori dai cancelli di Hogwarts. Codaliscia stava tossendo sangue, mentre Dumbledore cercava frenetico di fermare il sangue che gli usciva dal petto. "Peter," ansimò Sirius, chinandosi verso di lui.
"Io…" rispose Codaliscia, smettendo di tossire altro sangue, "Mi spiace… Ero….un idiota."
Sirius sembrò arrabbiato per un momento, prima di smettere di fissare Snape e Dumbledore. "Lo so," disse a Codaliscia. "Lo ricordo."
"Pensavo… che …. Avresti…per..do…nato…" disse Codaliscia la vecchio amico con un 'ombra di sorriso. Chiuse gli occhi, appena dette quelle parole, e la testa ciondolò da una parte.
"Peter," pianse Sirius, non sapendo cosa provare mentre Dumbledore posava Codaliscia su una barella magica e iniziava a correre con lui verso il castello. "Vieni," disse Snape, seguendo con dedizione Dumbledore. Sirius si ritrasformò in cane e trotterellò dentro in un silenzio confuso.

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Labirinto dei Dannati 5
di angelzash2, 00:30


E' UN UOMO REDENTO - He is a redeemed man

Era tornato - ed era arrabbiato. L'oscuro Signore era tornato appena cinque minuti prima, nella radura antistante il Labirinto, e aveva già torturato due Mangiamorte fino a far perdere loro conoscenza. Uno dei due era stato il padre di Draco, che aveva svegliato solo per il piacere di torturarlo per il suo fallimento. Pansy tubava dietro a Draco, che cercava di nascondersi dietro a un albero. Avrebbe potuto riuscire se non ci fossero stati Crabbe e Goyle che pure cercavano di nascondersi dietro l'albero. Tutti loro quattro speravano con tutte le loro forze che l'Oscuro Signore avesse dimenticato la loro presenza. E per un po' sembrò essere così. Il sole era salito alto nel cielo quando l'Oscuro Signore ebbe finito con la sua quarta vittima e guardò su, vedendo il quartetto che si nascondeva dietro l'albero.
"Draco Malfoy," chiamò, "porta i tuoi amici striscianti qua!" Draco balzò indietro e inciampò nella tunica di Pansy, cadendo con lei sopra a Crabble e Goyle. Caddero lunghi e distesi con Draco e Pansy, attutendo la loro caduta.
"Non ho tutto il giorno,"gridò l'Oscuro Signore, maledicendo nella sua ira un altro Mangiamorte. Draco e gli altri si misero in piedi e corsero a piazzarsi a testa bassa davanti a lui. Erano terrificati oltre ogni limite e non volevano fare niente che attirasse l'ira del Signore su di loro, anche perché erano già tremanti di paura.
"Smettete di tremolare." Gridò loro l'Oscuro Signore, lui stesso che quasi si scuoteva per la rabbia. Avanzò e sollevò ogni faccia, a turno, movendosi come se stesse ispezionando le loro intenzioni. Quando raggiunse Draco, annuì e cercò il suo braccio. "Lo farai bene," disse a Draco, puntando la bacchetta al braccio del ragazzo. Gli occhi di Draco si sbarrarono appena comprese cosa stava per accadere, ma sapeva che era meglio che farsi indietro. Gridò quando l'Oscuro Signore recitò l'incantesimo. Si contorse, il corpo trattenuto in piedi dai Mangiamorte che lo avevano circondato, avvicinandosi all'Oscuro Signore. Il suo gridare si levò alto, sempre più forte, finché sembrò poter distruggere le sue corde vocali, ma Draco non era consapevole di stare gridando. Tutta al sua esistenza era dolore, ne era consapevole e con sofferenza strinse la presa dell'oscuro Signore. Finalmente, l'Oscuro Signore lo rilasciò e Draco scivolò dalla presa dei Mangiamorte, crollò sul terreno dove giacque rantolando e tremando per il dolore persistente. Sollevò lentamente il braccio, per vedere come il Marchio Oscuro si era disegnato sull'avambraccio. Fece scivolare giù il braccio e chiuse gli occhi stretti, mentre una sensazione di destino ineluttabile si piazzava nel torace, facendolo sentire come se stesse soffocando. Una lacrima rotolò in silenzio degli occhi.
"Piantala di frignare e alzati," comandò l'Oscuro Signore.
E Draco obbedì, ignorando il bisogno del corpo di riposare.
"Bene, mio servitore. Diverrai il migliore dei servitori, vero, Draco?" disse l'Oscuro Signore, facendo scorrere un lungo dito grigio giù per la faccia pallida e sofferente di Draco.
Draco tremò, disgustato dal suo nuovo padrone, ma riuscì a non ritrarsi e a dichiarare, "S-s-sì, m-m-mio S-s-signore."
Voldemorte fece un sorriso gelido e crudele che permise alla paura di mandare scosse elettriche giù per la spina dorsale di Draco, prima di rivolgersi a un Mangiamorte vicino. Draco scivolò indietro, sollevato che era scampato e vivo, ma definitivamente spaventato da quanto poi gli sarebbe accaduto.
"Oooh," tubò Pansy all'orecchio. "Tu sei un Mangiamorte fatto e finito, adesso! Che meraviglia, giusto, Draco caro?"
Draco annuì assente, una mano si muoveva strofinandosi il Marchio Oscuro. 'Proprio una meraviglia," pensò.


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"Non avrei mai pensato di dirlo," disse Ron sovrastando la figura coperta da un lenzuolo che giaceva nel letto dell'infermeria davanti a lui, "mi dispiace che è morto." Hermione, che era in piedi accanto a lui, annuì e gli prese la mano, prima di voltarsi a guardare Sirius e Lupin. Entrambi gli uomini fissavano stoici il letto, e sembravano ignari del mondo attorno. Sembrava che lo stesso corpo di Lupin trasudasse tristezza, come se,avendo già assorbito troppa sofferenza, non potesse assorbirne ancora. Da parte di Sirius, invece, non c'era niente. Era come se il vuoto avesse riempito lo spazio dove prima c'era stato il suo corpo.
Snape sbuffò da dove sedeva, guardando Madama Chips che si indaffarata attorno a lui, avendo finalmente tempo a disposizione per bendarlo. "Un atto di coraggio in una vita intera non porta alla redenzione di nessuno."
 "Lo sai che non è vero, Severus," gli disse calmo Lupin. Le sue parole, anche se dette in una voce a malapena più alta di un sussurro, erano taglienti e portavano a tutti quanti nella stanza l'immagine di Snape a un punto cruciale. Gli occhi di Snape luccicarono al rabbuffo, "Quello importante è sopravvissuto."
"Sono sconvolto che tu mi consideri importante, Severus," disse placido Dumbledore, la voce che trasudava tristezza. La faccia di Snape si indurì e gli occhi presero un brillio che poteva dare il sospetto di lacrime trattenute. Voltò la testa verso il posto dove stava Ron, con un braccio steso sulle spalle di Hermione e guardava i procedimenti. Ginny sedeva ai suoi piedi, fissando una zona delimitata da teli, dove Snape credette venisse tenuto quanto restava di Harry. Rabbioso, serrò la mascella e si voltò verso di loro, gli occhi che lampeggiavano. "Vedo che voi due avete finalmente deciso di piantarla di farvi gli occhi da cucciolo l'un l'altra." Commentò sarcastico.
Le facce di Ron e Hermione divennero rosse come i capelli di Ron, strappando una risata dalla maggior parte dei presenti nella stanza. Ron si agitò nervoso e Hermione gli scoccò un'occhiata contrariata. Fece scivolare giù il braccio e Hermione sedette accanto a Ginny, la faccia striata di rosso appoggiata ai capelli della ragazzina. Ginny ghignò all'amica e le face il solletico, mentre Hermione sogghignava.
Snape mugugnò irritato, "Sono lieto che vi sentite capaci di fare smancerie mentre il vostro amico giace morto dietro un paravento."
Ogni cosa nella stanza si fermò. Madama Chips smise di spalmare balsamo sul torace nudo di Snape. Gli occhi di Lupin si sbarrarono per la sorpresa. Le bocche dei signori Weasley penzolarono aperte mentre sobbalzarono. Hermione, Ron e Ginny rantolarono e lo fissarono con occhi sgranati nelle facce pallide. Gli occhi di Dumbledore si spalancarono, un ammiccamento provò a farsi strada. Sirius guardò su e su verso Snape, con imperscrutabili occhi scuri.
"Che avete tutti, da guardare," scattò Snape, rizzandosi e poi divincolandosi per alzarsi in piedi.
"Harry è vivo, Severus," gli disse gentile Dumbledore.
Gli occhi di Snape si aprirono e fissò Dumbledore. La speranza fiorì nel cuore che rifiutava di cedere, dicendo a sé che non poteva essere vero. "M-ma, l-lui scomparve dalle mie braccia. Lo ho visto morire…." disse loro Snape, senza fiato. "Non può essere vivo!"
Un sorriso sbucò sulle labbra di Dumbledore e Lupin, "E' vivo, Severus. E' solo addormentato, sta guarendo dalle ferite."
Snape scosse la testa, gli occhi tradivano il fatto che avrebbe voluto che fosse così, ma non poteva accettare il rischio di farsi male di nuovo, se fosse stata una bugia.
 "E' lui che ci ha detto dove trovarti, Snape," gracchiò Sirius, facendo saltare di sorpresa tutta la stanza. Snape fissò il suo selvatico vecchio rivale di scuola, prima di abbassare lo sguardo a quanto poteva vedere del fianco del letto oltre Madama Chips. Il silenzio calò sulla stanza per qualche altro minuto, mentre i presenti cercavano di digerire che il loro infame Maestro delle Pozioni era umano abbastanza da preoccuparsi. E che si preoccupava del Ragazzo- che - sopravvisse.
Alla fine, Dumbledore sospirò, "Dovrei contattare il Ministero, ora. Il corpo di Peter sarà una prova senza dubbio che Sirius è innocente. Sono certo che se non bastasse, potrebbe per lo meno persuaderli a somministrare il Veritaserum a Sirius per accertarsi della verità."
Sirius annuì e scivolò mogio dietro la zona riparata dove giaceva Harry. Lupin lo guardò triste prima di seguire Dumbledore, lasciarono il letto di Codaliscia e abbandonarono la stanza. La signora Weasley sospirò e radunò la famiglia e Hermione assieme, "Tutto a posto, allora. Ogni cosa è sistemata. E' tempo di andarcene e dormire un poco."
Gli altri annuirono e si concessero di uscire dalla stanza senza obiettare. Madama Chips lavorò in silenzio per un altro paio di minuti, mentre Snape sedeva sul letto e le permetteva di agitare e amalgamare balsami sul proprio corpo. Aveva anche trangugiato una pozione rinforzante per le ossa, obbediente, dopo che lei ebbe finito di curare un paio di ossa rotte. "Ecco," disse Madama Chips, alzandosi e richiudendogli la tunica. "E' fatto. Ora, ti darò una pozione per dormire e potrai riposare e recuperare un po' di forze."
Lei si precipitò verso uno scaffale pieno di bicchieri e bottiglie piene di pozioni. Prendendone una per tipo, si voltò verso Snape e scoprì che non era più lì. Con un rantolo di sorpresa, rapida passò in rassegna la stanza e colse al volo un breve fluttuare della sua tunica nera, che spariva dietro la tenda diretta al lettino di Harry. Snape camminò verso il letto di Harry, fermandosi alla sua testa, proprio vicino a Sirius. Fissò il pallido ragazzino che dormiva nel letto, con qualcosa di simile al timore nello sguardo.
"Toccalo," gracchiò all'improvviso Sirius, facendo fare un salto a Snape, che raddoppiò l'indolenzimento dei muscoli. "E' vero ed è vivo. Non sta per scomparire."
"L'ultima volta lo ha fatto," disse morbido Snape, per una volta senza il sarcasmo abituale. Nonostante ciò, si chinò e fece passare un dito affusolato sulla cicatrice di Harry, e gli scostò un ciuffo di capelli corvini dalla fronte pallida.
Sirius lo guardò; pensieri silenziosi correvano attraverso il suo cervello mentre prendeva in esame i cambiamenti su cui non poteva fare molto, ma che notava. Aprì la bocca per parlare, ma fu interrotto dalla voce irritata di Madama Chips. "Bene, credo che sarai soddisfatto, ora," gli disse, la voce che tradiva irritazione per avere uno dei suoi pazienti che andava a zonzo per l'infermeria, quando lei credeva che stesse riposando. "E' tempo di andare a letto. Puoi guardarlo tra un po', Severus Snape, e non fare storie!"
Snape annu' e le permise di riaccompagnarlo di nuovo a letto, con la mente e il cuore soddisfatti. Madama Chips lo fece sdraiare e gli versò la pozione per dormire giù nella gola, togliendogli ogni possibilità di cambiare idea e tornare a vegliare Harry. L'ultimo pensiero che passò dalla testa di Snape, prima che il sonno lo portasse via, fu, 'Lui è vivo…"

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Labirinto dei Dannati 6
di angelzash2, 00:29

RESTAN DA AFFRONTARE SOLO LE PROPRIE PAURE - Only His Own Fears Left to Face


La luce filtrava dalle finestre dell'infermeria, illuminando la larga stanza in modo tale che Snape finalmente si svegliò; era tarda mattina del giorno dopo. Sbattè rapido gli occhi, cercando di ripararli da un raggio di sole che splendeva sulla sua faccia e allo stesso tempo gli ricordava dove era. Dopo un momento voltò il viso da una parte e mise a fuoco i tendaggi che ancora nascondevano il corpo sonnolento di Harry. Snape si mosse lento mettendosi a sedere, il corpo gli doleva in parti che nemmeno si ricordava di avere dall'ultima volta che aveva subito la Maledizione Cruciatus. Lentamente, e silenzioso quanto più poteva, tanto da non attrarre le attenzioni di Madama Chips, Snape fece scivolare le gambe fuori dal letto per consentire ai piedi di penzolare sul pavimento di pietra del castello. Iniziò a spingersi del tutto fuori dal letto, ma aveva appena toccato il pavimento con i piedi, che un'alta voce rude lo fermò.
"Lo sai," disse, "a Madama Chips non piace che te ne stai fuori dal letto." Snape guardò verso l'alto e vide Sirius Black stravaccato su una sedia ai piedi del letto davanti al suo. I capelli neri ricadevano sulla faccia diventata allungata e pallida per gli affanni e le pene. Gli occhi risaltavano dalle occhiaie scavate e cupe che nascondevano il dolore e una certa follia rimasta, che Snape era certo che ancora possedesse.
"Da dove te ne vieni, Black?" grugnì Snape, cambiando posizione per fronteggiarlo meglio. Un dolore acuto salì dalle anche e dalla schiena al movimento brusco e Snape fece una nota mentale per muoversi più lento la prossima volta.
 Sirius scrollò le spalle,"Cosa è successo tra te e Harry?"
Snape sbatté gli occhi per la sorpresa. Non si era aspettato quella domanda e non era abbastanza sicuro di voler rispondere. "Che ti importa," sbuffò in risposta, sulle difensive.
Sirius piegò la testa di lato, I suoi occhi si sgranarono parecchio, "E' il mio figlioccio. Non voglio che si faccia male."
Snape permise a un fantasma di sorriso di arricciargli le labbra con amarezza. "Lui, farsi male ? O piuttosto te, Black?"
"Lui," sputò fuori, la rabbia che riusciva a illuminare i suoi occhi."Tu sei un malvagio tipo untuoso che non sa mai dire una parola amichevole, per non parlare del prendersi cura di un ragazzo."
 "Non gli farei mai del male,"gli disse Snape nel suo consueto tono piatto. La sua naturale antipatia lo stava trascinando mentre si rendeva consapevole della verità delle parole di Sirius. "Lo ho protetto col mio stesso sangue. E' molto di più di quanto tu non hai fatto mai."
Il comportamento calmo, senza emozioni di Snape colpì Sirius come nessun rimprovero o commento sarcastico avrebbero potuto fare e la colpa entrò nel suo sguardo, in guerra con la rabbia. "Ho cercato di proteggerlo," crollò alla fine. Snape annuì in risposta e la colpa prevalse. Sirius fissò il pavimento per qualche istante, mentre Snape si girò a osservare le tende che nascondevano Harry dalla sua vista. Scattò, spedendo scosse nel suo corpo, quando Sirius sedette nel letto accanto al suo. Snape lo fissò a occhi sbarrati mentre lui guardava invece la zona delimitata da tendaggi di Harry.
 "Tu eri quello che ci avvertì che Tu-Sai-Chi inseguiva i Potter, non è vero?" gli chiese calmo dopo un istante.
Snape annuì, voltandosi a guardare di nuovo le tende, certo che Sirius potesse vedere la risposta. "E hai protetto, o hai cercato di proteggere, Harry fin da quando è venuto a scuola," proseguì Sirius.
"Dove vuoi arrivare?" chiese piano Snape. Sirius rimase zitto per qualche istante. Uno sguardo addolorato parve passare lieve attraverso il suo viso quando si alzò. "Continua a vegliare su di lui, anche per me," disse a Snape, senza osare di guardare l'uomo così sorpreso. "Forse potremmo proteggerlo meglio se lo facciamo assieme."
Sirius si diresse alla porta, e si fermò per dire a Snape, che era a bocca aperta, " Ha bisogno di tutto l'amore che possiamo dargli, adesso," prima di dileguarsi nei corridoi dell' Hogwarts Castle.
Snape rimase in piedi, immobile, per un po'; lo shock gli annebbiava la mente e lo distraeva da quanto lo circondava. Non fece caso al ragazzo che rimaneva dietro i paraventi, fino a quando non parlò, esitante.
"P-Professor Snape?" chiese, svegliandosi dalla sua trance. La testa di Snape si voltò per trovare Harry, pallido e visibilmente debole, che si appoggiava al sostegno del paravento. Il pigiama era stropicciato, gli occhi avevano profonde occhiaie e i capelli, si solito ribelli, schizzavano in tutte le direzioni possibili, ma a Snape parve semplicemente vivo.
"Harry,"rantolò serio, "Ti sei svegliato…"
 "Tu stai bene ?" chiese di nuovo Harry, nel mollare la presa sulle sbarre che tenevano su i paraventi; fece un passo incerto verso Snape. Incespicò un poco e Snape si tirò su dal letto per corrergli incontro e stringere presto Harry a sé: appena faceva caso al dolore che accompagnava quei movimenti.
"Sciocchino di un ragazzo," grugnì, riaccompagnando Harry nel suo letto. "Dovresti stare ancora a letto. Il tuo corpo ha bisogno di riprendere energia dopo essersi liberato di quel veleno."
 "Grazie, Professore," gli disse Harry con un sorriso, appena tornò a sdraiarsi sui guanciali. Snape continuò a muoversi per coprire Harry sotto alle sue coperte, gli occhi scuri pieni di sorpresa, "Che?"
Il sorriso di Harry divenne un sogghigno, "Grazie. Di esserti preso cura di me." Snape sbuffò, ma sorrise quando si mise ad avvolgere le coperte strette, tanto era terrorizzato che Harry potesse scappare se non lo legava. "Mi addolora che quasi ti ho fatto uccidere," gli disse Harry, gli occhi verdi pieni di colpa.
 "Ti sei sopravvalutato," gli disse Snape, tagliente. "L'intero mondo non gira attorno al famoso Harry Potter."
 "Ma è colpa mia che Voldemort è ritornato," gli disse Harry, ammiccando quando Snape si ritrasse al sentire il nome del suo padrone. "Se non era per me, Cedric sarebbe ancora vivo e tu non saresti quasi stato ucciso."
Gli occhi di Snape si sbarrarono mentre fissava arrabbiato Harry, "Può essere dura per te credere a quello che ti dico, ma converrai. Tu non sei un eroe. Sei un ragazzo. Smettila di essere un cocciuto, ottuso Grifondoro, prima che ti faccia pulire tutto il sotterraneo."
Harry guardò via da Snape, ma il sorriso tornò subito. Si tirò su per dare un veloce abbraccio al deciso Maestro delle Pozioni, prima di seppellirsi tra le coperte in modo protettivo. "Grazie a te, Professor Snape," disse chiudendo gli occhi; non voleva vedere Snape che lo rifiutava. Snape sospirò dolce quando la sorpresa del veloce abbraccio lentamente svanì, lasciandogli solo il tepore che aveva svegliato il suo animo. Si chinò e scostò un ciuffo di capelli dalla fronte di Harry, prima di voltarsi per tentare una fuga dall'infermeria. "Posso comunque venire a trovarti nel sotterraneo, Professore ?", chiese Harry, senza riaprire gli occhi ma tenendoli stretti e speranzosi.


"Fai quello che vuoi, Harry," disse cupo Snape, nonostante una certa speranza si facesse strada nel suo cuore. Harry si risistemò tra i cuscini, felice di essere accettato e curato, mentre il suo professore lasciò la stanza un po' meno gelido, i suoi passi un po' più leggeri. Occhi blu che ammiccavano spesso stavano osservando allegri la scena da un'ombra buia dalla parte opposta del paravento di Harry, la loro luce offuscata solo dalla consapevolezza che l'intero mondo stesse girando tra Harry e un'altra persona. Una persona chiamata: Lord Voldemort. E non si sarebbe fermata fino a che l'intero mondo - e la vita di Harry - non fosse stato suo.

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Labirinto dei Dannati 7
di angelzash2, 00:29

LA SANGUINOSA STRADA PORTA A CASA - Until The Bloody Path Leads Home


Durante i rimanenti mesi estivi, Harry divenne un visitatore abituale dei sotterranei. Occasionalmente, Ron e Hermione lo accompagnavano, ma di solito erano soli, lui e il Professor Snape, che passavano i tiepidi giorni d'estate combinando pozioni e discutendo di tecniche di difesa dalle Arti Oscure.
"Sei diventato sciocco!" aveva esclamato Ron, la prima volta che scoprì che Harry scendeva di sua volontà a vedere il loro più odiato professore, almeno una volta al giorno, nei sotterranei.
Harry, invece, non vedeva niente di sbagliato nella cosa. S'era quasi scordato quel periodo in cui i commenti agri del suo professore, o il carattere freddo, lo allontanavano invece di rassicurarlo. Gli altri, invece, ricordavano. Non mancava di sorprendere la McGongall quando entrava in qualche stanza e trovava i due in conversazione, un mezzo sorriso sulle labbra e uno sguardo caloroso negli occhi mentre si confrontava verbalmente con Harry, che pareva godere della compagnia dell'uomo piuttosto che temerla. Anche Ron finì per ammetterlo, sebbene assai più tardi, che il carattere aspro del professore era cambiato. O forse, i modi del Professor Snape non erano cambiati. Avevano un nuovo modo di considerarli, ora, come ebbe caso di riflettere Hermione durante una visita nell'ultimo weekend prima che la scuola fosse preparata per iniziare di nuovo. "Tu pensi che..?" chiese Ron mentre scendeva lentamente giù nei sotterranei dove avrebbe incontrato Harry. Hermione annuì, i capelli cespugliosi sobbalzavano attorno alla faccia, tentando Ron di tirarglieli indietro. Lei si voltò per sorridergli e Ron ebbe un insano istinto di agguantarla e portarla a Hogsmeade tutto il giorno. Invece arrossì e si concentrò per andare verso le stanze di Snape.
"Cosa pensi abbia cambiato le cose?" chiese Ron un attimo dopo. "Voglio dire, eravamo abituati a detestarlo e lui era abituato a odiarci. Cosa ci ha fatto cambiare idea a tutti noi ?"
Hermione scrollò le spalle, "Non lo so…"
Proseguirono in silenzio per un poco finché Ron non le chiese con tono di voce sorpreso, "Cosa, non stai andando giù in biblioteca?"
Hermione si fermò e guardò perplessa l'amico,"Perché dovrei andar in biblioteca? Questa non è una delle risposte che possono essere trovate in un libro."
Ron la fissò per un istante prima di scompisciarsi dalle risate. Hermione si scostò da lui prima di finire gli ultimi scalini alla porta di ingresso di Snape. Strinse la mano a pugno per bussare, ma non ne ebbe la possibilità. Ron, timoroso d'aver offeso i suoi sentimenti, si mise in mezzo e le fermò la mano. "Non è una brutta cosa, Hermione," le disse imbarazzato.
"E'… di te." Hermione gli sorrise prima di allungarsi a baciarlo con dolcezza su una guancia. Ron si congelò per un istante, e si riprese appena in tempo per trattenerla dallo scostarsi. La abbracciò e lei rimase nella stretta, la sorpresa che sopraffaceva il proprio ragionamento.
"Dove stai andando?" chiese incuriosito Snape al suo studente.
Harry Potter rallentò i passi verso la porta della stanza del sotterraneo, abbastanza da dire al professore, alle sue spalle, "Penso di aver sentito qualcosa! Potrebbero essere Ron e Hermione!"
Un lieve fremito delle labbra di Snape fu tutto quanto si concesse al riso. Calmo seguì Harry, diventando preoccupato al vedere che il ragazzo rimaneva fermo dopo aver spalancato la porta. "Che sta succedendo?" chiese, affrettandosi alle spalle di Harry. Si sporse sopra la testa di Harry e vide Ron Weasley e Hermione Granger stretti in un abbraccio apparentemente ignaro. Sembrava che a nessuno dei due importasse se erano o non erano soli, piuttosto entrambi parevano coinvolti nel mondo sognante che avevano creato mentre si stringevano l'una all'altro. "Che state facendo…" ansimò Harry dopo un istante.
Snape sorrise malvagio, un lampo schivo negli occhi di scura ossidiane, "Perché, non riconosci un abbraccio, quando ne vedi uno? Davvero, Potter, penso che la tua educazione non abbia tralasciato quello. Harry fissò Snape, "Ovvio che so cosa è un abbraccio. Ma perché si stavano abbracciando?"
Snape non riuscì a trattenere dal salirgli in gola, "Che ne pensi? Stanno crescendo. Non crederai sempre di essere al centro del mondo, vero?"
Harry scosse la testa, un'atmosfera triste pareva aleggiare attorno a lui. Snape sospirò alla vista dei due, divertito dalla scena, e rise raschiando la gola. Ron e Hermione saltarono un metro e mezzo indietro, e si voltarono a occhi sgranati, fronteggiando il loro pubblico.
"Non credo che le soglie siano adatte, per simili manifestazioni di affetto," disse Snape al ragazzo rosso come un pomodoro che sembrava volesse provare a sorridere. Guardò il rossore svanire, e un goffo sorriso si disegnò attraverso la faccia di Ron mentre guardava Hermione, che pure era arrossita, sebbene con un piccolo sorriso adombrato.
Harry ghignò. "Buon tempo ! Questo vuol dire che non ti arrabbierai più?"
Snape ammiccò rapido all'ingenuità del ragazzo, ma si calmò quando vide lo sguardo birichino nei suoi occhi. Sorrise appena e guardò Hermione arrossire ancora di più, ammesso fosse possibile, e Ron divenne dello stesso colore acceso dei suoi capelli rossi. Snape si voltò attorno, e decise che quello che era troppo era troppo. "Se le vostre dimostrazioni d'affetto sono finite, ci sarebbe una pozione che deve essere finita", disse Snape ai suoi amici, mentre andavano al calderone che ribolliva dall'altra parte della stanza. Non erano andati assai lontano, quando fu fermato da un paio di braccia che gli circondarono la vita stringendolo un poco prima di lasciarlo. Poi Harry si girò e corse verso il calderone, seguito da Ron. Hermione aveva avuto la stessa idea di Harry, pare. Appena passò vicino all'ancora convalescente Maestro delle Pozioni, si fermò e si volse verso di lui; saltò su per avvolgergli le braccia al collo.
"Grazie," sussurrò rapida, dandogli una ancora più rapida carezza sulla guancia e filando con gli altri ragazzi prima che Snape potesse ritirare fuori il suo vecchio caratteraccio. Snape guardò i tre che chiacchieravano sulla pozione che stava insegnando a Harry e si concesse un piccolo sorriso sulla faccia. Stava lentamente giungendo alla decisione che avrebbe preferito essere rispettato piuttosto che temuto dagli studenti. Lentamente, tornò al calderone e al suo contenuto rosa che stava bollendo, un sorriso illuminava gli occhi stranamente brillanti, mentre arricciava l'angolo della bocca.


La scuola riprese, come al solito, il primo di settembre e tutti gli studenti fecero ritorno, solo un po' sorpresi di trovare Harry già lì. La più grande sorprese fu quando alla fine compresero che Draco Malfoy non sembrava nemmeno prendersela con Harry perché i Dursley non lo volevano più, come tutto il mondo stregonesco ben sapeva, dopo l'attacco a quella famiglia. Malfoy, da parte sua, non soddisfò i curiosi compagni di dormitorio Serpeverde, che osavano far domande dopo l'improvvisa perdita di interesse per Harry. Semplicemente li aveva messi a tacere, restandosene in sottofondo, sicuro come lo sono le ombre. Presto fu solo un caso raro, che potesse essere visto prendersela con il suo arci-rivale e anche Harry fu costretto ad ammettere che quel cambiamento lo turbava, se ci faceva caso. Il cambiamento di Snape fu poco evidente. La maggior parte si avvide di qualcosa solo dopo molto tempo e ascoltando la voce che diceva che Harry poteva essere visto avventurarsi nel suo ufficio anche se non aveva una punizione o una lezione da fare. Era solo quando parlarono della fondatezza della voce, che si accorsero che lui non stava dando punizioni e togliendo i punti alle casa, come gli anni prima. Era sempre il viscido, temuto professore che avevano sempre avuto, ma qualcosa era senza dubbio cambiato in lui e ora i suoi studenti si trovavano a guardarlo circospetti alle sue lezioni, come se stessero ancora studiandolo. Nessuno degli studenti della Hogwarts School of Witchcraft and Wizardry poteva dire di non essere almeno un minimo interessato a quanto poteva essere cambiato nel loro più detestato professore; infatti solo pochi di loro potevano riuscire a capire bene cosa fosse successo.
E così, furono quei pochi studenti ad essere d'accordo che quella poesia recitata a Natale da Dumbledore era stata scelta proprio bene.


SUI SENTIERI ASPRI DELLA GLORIA LUI SCIVOLA SUL SANGUE, BRANCOLA NEL BUIO, DRITTO VERSO L'IGNOTO. LA PAURA DI UN BATTITO, IMMOBILE NEL GIACIGLIO CERCANDO ANCORA UNA VOLTA IL SUO SUONO, SI PREOCCUPA DEL SUO SILENZIO. PERSO NELLA TENEBRA CERCA DI MANTENERLO VIVO. NON COMPRESE LA VERITA': CHE ERA VISSUTO AL SUO MEGLIO. E QUANDO SI LASCIO' ANDARE. LUI E' UN UOMO REDENTO: RESTAN DA AFFRONTARE SOLO LE PROPRIE PAURE, LA SANGUINOSA STRADA PORTA A CASA.


Immobile, una sola persona poteva desiderare più delle altre che quelle parole potessero essere vere. Guardava il Preside con occhi grigi, gelidi. Occhi grigi e gelidi che erano pieni del bisogno di credere nella speranza della redenzione.

FINE


L'originale lo puoi leggere a : http://www.fanfiction.net/profile.php?userid=46838

LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/




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